Costituire un trust in un paradiso fiscale

Costituire un trust

Trust in un paradiso fiscale

Da anni una delle tecniche di riciclaggio ed elusione fiscale largamente diffusa è costituita dalla segregazione del patrimonio di provenienza illecita mediante la costituzione di un  trust, ossia uno strumento che consente di affidare i propri beni ad un fiduciario (trustee), che li gestisce rendendoli non riconducibili al loro proprietario.

 

PROFILI GIURIDICI DEL TRUST

Il trust è un istituto di diritto anglosassone che consiste in un contratto che si fonda sul rapporto di fiducia tra il disponente (settlor) e il gestore (trustee).

In virtù di tale accordo un soggetto (disponente) trasferisce i beni di cui è titolare al trust e designa un gestore che li amministra nell’interesse dei beneficiari, individuati preventivamente, ossia in sede di costituzione del trust o in un momento successivo.

ADEMPIMENTI FISCALI

Per la costituzione di un trust non sono previsti obblighi di registrazione e non esistono registri pubblici istituiti ad hoc né autorità di vigilanza.

Gli unici adempimenti previsti a fini fiscali sono:

1)    Richiesta di attribuzione del codice fiscale,

2)    Richiesta attribuzione Partita IVA se si svolge un’ attività economica,

La costituzione di un trust ha come effetto giuridico essenziale la segregazione patrimoniale, in virtù della quale i beni confluiti nel trust vanno a formare un patrimonio separato e autonomo rispetto al patrimonio personale del disponente, del trustee e dei beneficiari, pertanto tali beni non potranno essere escussi dai creditori di tali soggetti.

COSTITUZIONE DI UN TRUST PER SCOPI ILLECITI

L’istituzione di un trust può avere come fine illecito quello di realizzare uno schermo fittizio al reale possesso dei beni in modo da:

1)    Eludere il fisco;

ovvero

2)    Ostacolarne l’identificazione della loro provenienza delittuosa (648 bis c.p.).

La costituzione di un trust per scopi illeciti tende a creare un’ interposizione fittizia tra il soggetto e i beni di provenienza illecita, ciò può verificarsi, ad esempio, quando il settlor coincide con il beneficiario e mantiene un rilevante potere di gestione sull’attività del trustee .

Ciò comporta che i redditi del trust saranno assoggettati a tassazione in capo al disponente.

Secondo l’ Agenzia delle Entrate (circolare n. 43/E del 10 ottobre 2009), sono da ritenere inesistenti in quanto interposte le seguenti tipologie di trust:

•trust che il disponente (o il beneficiario) può far cessare liberamente in ogni momento, generalmente a proprio vantaggio o anche a vantaggio di terzi;

•trust in cui il disponente è titolare del potere di designare in qualsiasi momento sé stesso come beneficiario;

•trust in cui il disponente (o il beneficiario) risulti, dall’atto istitutivo ovvero da altri elementi di fatto, titolare di poteri in forza dell’atto istitutivo, in conseguenza dei quali il trustee, pur dotato di poteri discrezionali nella gestione ed amministrazione del trust, non può esercitarli senza il suoconsenso;

•trust in cui il disponente è titolare del potere di porre termine anticipatamente al trust, designando sé stesso e/o altri come beneficiari (cosiddetto “trust a termine”);

•trust in cui il beneficiario ha diritto di ricevere attribuzioni di patrimonio dal trustee;

•trust in cui è previsto che il trustee debba tener conto delle indicazioni fornite dal disponente in relazione alla gestione del patrimonio e del reddito da questo generato;

•trust in cui il disponente può modificare nel corso della vita del trust i beneficiari;

•trust in cui il disponente ha la facoltà di attribuire redditi e beni del trust o concedere prestiti a soggetti dallo stesso individuati;

•ogni altra ipotesi in cui potere gestionale e dispositivo del trustee, così come individuato dal regolamento del trust o dalla legge, risulti in qualche modo limitato o anche semplicemente condizionato dalla volontà del disponente e/o dei beneficiari.

COSTITUIRE UN TRUST IN UN PARADISO FISCALE

paradiso fiscaleSe per aprire un conto corrente presso un istituto di credito sito nei c.d. paradisi fiscali è spesso necessario possedere un domicilio locale, la costituzione di un trust è molto più semplice…

Riccardo Staglianò del Venerdì di Repubblica è andato alla sede centrale della Cayman National Bank e quando ha chiesto di costituire un trust:

Nonostante l’imminente orario di chiusura, sono lieti di attendermi. Questa filiale è a Caymana Bay, il quartiere di shopping e uffici creato dal miliardario Kenneth Dart, uno che ha rinunciato alla cittadinanza statunitense nel ’94 per scampare alle tasse […] In banca, in una sala riunioni imperiale, mi accolgono il capo dell’ufficio e la sua vice. Racconto loro che ho qualche risparmio, un milione di euro, e molta paura che l’Italia esca dall’euro e i miei soldi si svalutino. Capiscono. Come posso difendermi? Mi propongono una società, dove conferire i miei capitali, gestita da un fiduciario. Lui li investirà in fondi, più o meno rischiosi a seconda delle mie preferenze (“Potrà dare indicazioni. Quel che ci sentiamo di garantire è il 3-4 per cento l’anno”), e mi farà versamenti periodici. Comunque avrò una carta di credito da usare quando voglio.

Sì, ma se in Italia decidono di mettere una patrimoniale sui depositi e vedono che il mio si è svuotato di colpo? “Non potranno fare niente. A meno che non sia denaro di sospetta provenienza criminale. E anche in quel caso, serve l’ordine di un giudice per vedere cosa c’è dentro un trust”. Con il tempo che ci vuole, uno può spostare tutto nell’isola accanto. “In ogni caso non intendiamo violare alcuna legge e ci coordineremo con il suo commercialista”. Servono circa 12 mila dollari per aprire il trust, poi 6500 all’anno per mantenerlo. I due non mi hanno chiesto né cosa faccio, né come mi chiamo. […] “Dimenticavo” aggiunge il capo, come offerta last minute, “oltre al contante, nella società può far confluire immobili, yacht, qualsiasi suo bene”.

 

TRATTAMENTO FISCALE DEI TRUST

L’ art. 1 (comma 74) della legge finanziaria 2007, modificando l’articolo 73 deltesto unico delle imposte sui redditi, approvato dal decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito, “TUIR”), ha incluso i trust tra i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (IRES).

Pertanto i redditi imputati ai beneficiari di un trust sono qualificati, ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera g-sexies, del TUIR , redditi di capitale.

TRATTAMENTO FISCALE DEI TRUST COSTITUITI NEI PARADISI FISCALI

Specifiche disposizioni antielusive sono state introdotte al fine di determinare la residenza fiscale di trust istituiti in paesi che non consentono lo scambio di informazioni (c.d. paradisi fiscali).

In particolare, è stata prevista una presunzione relativa di residenza fiscale in Italia a carico dei trust istituiti in un Paese non rientrante tra quelli con cui l’Italia ha un adeguato scambio di informazioni, individuati nel decreto del Ministero delle finanze 4 settembre 1996, e successive modifiche (cd. “white list”) qualora:

–       almeno un disponente e un beneficiario siano fiscalmente residenti in Italia;

ovvero,

–       siano posti in essere da parte di un soggetto fiscalmente residente in Italia a favore del trust atti di trasferimento del diritto di       proprietà su beni immobili, di costituzione o di trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, ovvero di vincoli di destinazione sugli stessi;

 

L’ ISTITUTO DELTRUST NELLA TERZA DIRETTIVA UE SULLA PREVENZIONE ANTIRICICLAGGIO

La terza direttiva UE antiriciclaggio, ossia la 2005/60/E stabilisce una serie di misure, di carattere amministrativo, volte alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo

Tale direttiva è stata recepita nel nostro Paese, col D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, il quale  ripercorre ossequiosamente le indicazioni della normativa comunitaria.

I soggetti destinatari della normativa di prevenzione antiriciclaggio

II Titolo I, Capo III,  tratta dei “soggetti destinatari degli obblighi” di segnalazione delle operazione sospette di riciclaggio.

In particolare, essi vengono distinti tra “intermediari finanziari e altri soggetti esercenti attività finanziaria”, “professionisti”, “revisori contabili” e “altri soggetti”.

Tra gli intermediari di secondo livello – cioè quelli elencati all’ art. ll, comma 2 – sono incluse le società fiduciarie.

Quando esse svolgono l’ attività di trustee nei loro confronti,  l’obbligo di osservare le prescrizioni
ex  D.Lgs. n. 231/2007 può sorgere, alternativamente, in base al disposto di cui all’art. 15, ovvero a quello di cui al successivo art. 16.

– Secondo la prima disposizione, infatti, gli intermediari di cui all’ art. 11, quindi anche le società fiduciarie, “osservano gli obblighi di adeguata verifica della clientela in relazione alle operazioni inerenti allo svolgimento dell’ attività istituzionale o professionale degli stessi […]”.

Nella pratica sovente si verifica che taluni statuti sociali di società fiduciarie prevedano, tra le varie attivita istituzionali, anche la possibilità di “assumere incarichi per amministrare beni in qualità di trustee.

In capo a tali società, l’ obbligo di adeguata verifica della clientela deriverebbe dal disposto di cui all’art. 15, ovvero nella loro veste di società finanziarie che eseguono proprie attività istituzionali.

– Nella ipotesi opposta, in cui lo statuto sociale non richiami questo tipo di attività, la prescrizione antiriciclaggio scaturirebbe dal disposto dell’art. 16, comma 1, lettera c), in quanto la fiduciaria rientrerebbe trai “prestatori di servizi relativi a […) trust” di cui all’art. 12, comma I, lettera d) e, pertanto, verrebbe considerata “professionista“.

I notai e gli avvocati
Tra i professionisti, soggetti alla disciplina antiriciclaggio, vengono inclusi  anche “i notai e gli avvocati […]” quando assistono i propri clienti nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti:
– la costituzione, la gestione o l’ amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi”.

Prestatori dei servizi relativi ai trust

La successive lettera d) dell’art. 12  menziona, come sopra riportato, i prestatori di servizi relativi ai trust.

La definizione di questa categoria è fornita dall’art. 1, comma 2, lettera p), numero 4, come “ogni persona fisica o giuridica che fornisca, a titolo professionale, uno dei servizi seguenti a terzi: […]

–       occupare la funzione di fiduciario in un trust espresso o in un soggetto giuridico analogo o provvedere affinchè  un’ altra persona occupi tale funzione […]”.

Essa consiste in una categoria residuale, tesa a ricondurre fra gli obbligati anche figure non rientranti tra quelle ex lettere a), b) e c) dell’art. 12, non consistenti in società fiduciarie, che tuttavia in modo professionale svolgano mansioni di trustee.

About Ce.S.F.I.

Siamo il Ce.S.F.I. (Centro studi sulla fiscalità internazionale), con sede in Milano (MI), via Felice Casati n. 20. Per richieste, quesiti e/o collaborazioni, ti invitiamo a lasciarci un messaggio nell'apposita pagina "Contatti".

Comments

  1. Luca says

    Molto Interessante, mi chiedo se non sia conveniente realizzare un Trust in suolo Inglese, visto che fu fondato li.

    Ritengo che le grosse Holding o Compagnie come Facebook, Google, Amazon, Ebay abbiano tutte dei trust, almeno i proprietari.

    In ogni modo interessante articolo, ma queste informazioni di solito non le fanno pagare?

    • says

      Ciao Luca. Grazie per il commento e per il follow. La tua osservazione è sicuramente giusta. Le istituzioni e i gruppi multinazionali più potenti al mondo sono di solito controllati da trust e fondazioni.

      Lo scopo finale è quello di costruire sofisticati schemi per pagare meno tasse e organizzare in modo efficiente i propri affari.

      Le informazioni disponibili sul sito sono libere… le fonti sono pubbliche… e ogni articolo è scritto sulla base delle conoscenze personali dell’autore … continua a seguirci… saluti

  2. Luca says

    Grazie Vincenzo. Si anche la Corona Inglese ha tutte le sue proprietà sotto Trust, e non credo siano gli unici. Ho letto un paio di articoli sul sito, molto interessante era quello sul doppio irlandese, anche se, l’Irlanda dal 1° gennaio 2015 ha chiuso questa ” agevolazione”, ma ne hanno aperto altre.

    Ma lei ritiene che sia conveniente apri un trust per piccoli patrimoni?
    Cioè un paio di appartamenti? O non sia tanto conveniente?
    Lo chiedo perché, di come si sono messe le cose in Italia e Europa, credo ormai sia l’unico modo di avere una sorta di sicurezza per se stessi e la propria famiglia.

    Comunque sicuramente la seguirò con molto interesse.

    • says

      Caro Luca,

      l’obiettivo di costituzione di un trust dovrebbe essere quello di ottenere una migliore gestione fiscale e immobiliare del patrimonio conferito, ovvero una maggiore tutela del patrimonio dai creditori.

      Il trust, quindi, può essere istituito anche per segregare un paio di beni immobili ma non sempre ciò potrebbe rivelarsi conveniente… La costituzione del trust comporterebbe il sostenimento di spese di gestione, imposte di donazione (nonché ipotecarie e catastali) sui beni immobili conferiti, l’ires (imposta sul reddito delle società) ecc…

      Per le ragioni esposte sopra, per la protezione di un patrimonio familiare si utilizzano spesso strumenti giuridici più semplici e flessibili: i patrimoni destinati (art. 2645-ter c.c.).

      Tuttavia, per ottenere una risposta più soddisfacente e aderente al tuo caso ti consiglio di contattarmi in privato…

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