Frode carosello: tipi e schemi di attuazione

Con la locuzione “frodi carosello” identifichiamo tutta una serie di espedienti volti a raggirare l’imposizione indiretta.

Il carosello fiscale consiste in un circuito commerciale al cui interno si realizzano movimenti a catena solo a livello formale (di solito la merce non si sposta), grazie all’azione di società cartiere (società che producono solo carte) e di società filtro (che mirano a complicare l’individuazione del meccanismo fraudolento), le quali non presentano dichiarazioni sui redditi conseguiti, magari non hanno neanche i dipendenti oppure i mezzi che avrebbero dovuto permettere il trasporto delle merci oggetto di compravendita.

Le frodi carosello possono essere inquadrate in due macrocategorie:

Mera interposizione fittizia: non si tratta di un vero carosello fiscale perché la merce non rientra nello Stato di partenza. In questo caso, il soggetto UE vende beni/servizi ad una società cartiera italiana ed emette fattura senza applicare l’IVA, quindi addebitando solo il costo della merce. La società cartiera italiana, interposta tra soggetto UE e soggetto italiano, acquista emettendo un’autofattura con cui segnala IVA a credito e IVA a debito per neutralizzare l’IVA relativa all’operazione. La società cartiera, che opera 2-3 anni e poi scompare, è il soggetto che si assume l’onere del mancato versamento dell’IVA che incassa dalla successiva vendita in Italia al soggetto italiano destinatario dei benefici della frode. Dunque, in questo modello, la merce non ritorna nello Stato di partenza, la società cartiera vende spesso sottocosto al soggetto destinatario finale dei benefici e le fatture fittizie prodotte provocano per quest’ultimo soggetto un forte accumulo di IVA a credito.

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Frodi carosello in senso proprio: una società italiana vende ad una società UE e la merce ritorna nello Stato di partenza. Una società italiana “A” vende beni/servizi ad una società – con sede in un altro Stato membro, ad esempio,- francese “B”.

L’IVA comunitaria va corrisposta nello Stato in cui il bene viene effettivamente consumato. La società francese B, tuttavia, non vende in Francia i beni acquistati da A, vendendoli invece ad una società C, anche questa italiana. L’IVA dovrebbe essere pagata in Francia ma la società B, essendo fittizia, non procederà al pagamento dell’IVA. In definitiva, i beni oggetto di commercio non si sono mai mossi dall’Italia e la società italiana C è la società che trae i benefici di tale meccanismo, perché, acquistando da società francese B, conseguirà un forte accumulo di IVA a credito. Questo modello di carosello è più complicato da scoprire perché spesso, oltre alle società cartiere, comprende anche ulteriori società filtro, la cui esistenza è volta solo a rendere più complicata l’individuazione del meccanismo fraudolento.

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