La Tassazione dei Calciatori Professionisti e i Profili di Evasione Fiscale

tassazione calciatori

Il calciatore professionista,  la squadra, il contratto, i procuratori  ed i controlli della GdF….cerchiamo di capire …….

Il sistema tributario italiano adotta per le persone fisiche il principio che la residenza fiscale in Italia rende imponibili i redditi ovunque prodotti (principio di tassazione mondiale ).

Secondo il diritto tributario italiano è considerato  residente ai fini fiscali colui che “risiede..…  in Italia per almeno 183 giorni nell’anno solare.

La persona fisica residente all’estero è tassata in Italia limitatamente ai redditi prodotti nel nostro Paese (principio di tassazione territoriale – art. 3, comma 1 del TUIR).

I calciatori residenti, così come qualsiasi altra persona fisica residente in Italia, sono soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche (“IRPEF”) sui redditi ovunque prodotti, quindi, sia prodotti in Italia sia prodotti all’estero. I regimi di doppia residenza sono regolati sulla base delle convenzioni pattizie (se esistenti) sottoscritte dai due Paesi contraenti.

 

Inquadramento giuridico e fiscale in Italia del calciatore professionista

Il lavoro sportivo professionistico è disciplinato dalla legge 23 marzo 1981, n. 91, che ne caratterizza gli elementi fondanti, ponendosi in regime di “specialità” con la normativa civilistica interna. Questo significa che il calciatore professionista, seppur inquadrato civilisticamente nel lavoro autonomo (art. 2222 cc.), sotto l’aspetto fiscale la sua attività sportiva è ricondotta nell’ambito dei redditi da lavoro dipendente (artt. 49, 50 e 51del TUIR) che assorbe ogni compenso, in denaro o in natura, direttamente derivante dall’attività sportiva esercitata per conto della squadra di appartenenza o anche della squadra nazionale

La società sportiva con la quale il calciatore professionista è legato da rapporto di lavoro subordinato, in qualità di sostituto d’imposta, è obbligata ad effettuare la ritenuta a titolo d’acconto su tutte le somme e sui valori erogati con le modalità e nei termini stabiliti dall’art. 23 del DPR 600/73.

Ritenute sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente

Anche in questo caso, al pari delle ritenute da lavoro dipendente, i soggetti che assumono per legge la qualità di sostituto d’imposta in Italia che erogano somme, compensi, valori, premi a titolo di collaborazione coordinata al calciatore professionista, sono obbligati ad effettuare la ritenuta a titolo d’acconto sulle somme e sui valori erogati con le modalità e nei termini stabiliti dall’art. 24 del DPR 600/73.

In ipotesi, invece, di corresponsione delle somme a favore di atleti non residenti, la misura della ritenuta, in questo caso da considerarsi a titolo d’imposta, è pari al 30% (cfr. art. 24, comma 1-ter, D.P.R. n. 600/1973), salvo diversa previsione (di aliquota minore o di esenzione totale da ritenuta) prevista dalle convenzioni bilaterali per evitare la doppia imposizione (prevalenti sulla normativa interna). La ritenuta del 30% si applica sull’intero importo se le prestazioni sportive si sono realizzate interamente in Italia. Se alcune di queste sono espletate all’estero detta ritenuta si applica limitatamente a quelle effettuate in Italia.

 

Il calciatore professionista generalmente non svolge attività di lavoro autonomo professionale – esclusione da IRAP e IVA

Abbiamo visto come il calciatore professionista è legato da vincoli di subordinazione con la società di appartenenza nell’ambito della quale lo stesso pratica la propria prestazione sportiva (attività principale) con i caratteri della “abitualità” e della “professionalità”. Sono queste le principali ragioni per le quali il calciatore professionista difficilmente può essere qualificato “lavoratore autonomo professionale” sia agli effetti dell’IRPEF che dell’IVA.

L’attività principale del calciatore professionista è dunque quella sportiva. Le altre attività correlate, di propaganda, di pubblicità, di testimonial, ecc., ivi compreso il diritto di sfruttamento dell’immagine, non possono pertanto avere connotazioni di “abitualità” e di “professionalità” tali da consentirne l’inquadramento nel “lavoro autonomo professionale”. Per questo l’art. 54, comma 1- quater del TUIR (reddito da lavoro autonomo) rimane difficilmente applicabile in capo al calciatore professionista per quanto attiene il diritto di sfruttamento della sua immagine.

 

Lo sfruttamento della propria immagine o del proprio nome del calciatore professionista

Vi sono casi particolari dove il calciatore professionista, oltre a percepire redditi derivanti dalla sua attività “principale” di “prestazione sportiva” resa a favore della squadra di appartenenza o della squadra nazionale, ritrae altre forme reddituali derivanti ad esempio dai diritti di sfruttamento della propria immagine o del proprio nome.

Si spazia dall’acquisizione del 100% tale da spogliare completamente il calciatore dal diritto di sfruttamento della propria immagine a forme considerate libere dove quest’ultimo è libero di gestire la propria immagine direttamente con gli sponsor (o anche attraverso apposite società specializzate)

riconoscendo comunque alla società una percentuale del guadagno. Altre forme sono oggi molto in voga tra le squadre straniere e quelle nazionali e consistono nel fatto che il calciatore “si spoglia”, dietro corrispettivo, dell’uso della propria immagine lasciandone la gestione alla società sportiva in cui milita. Altre ancora prevedono l’accordo di cessione del 50% alla squadra con la restante parte gestita direttamente dal calciatore.

 

La limitazione allo sfruttamento della propria immagine o del proprio nome da parte del calciatore professionista

Ciascun calciatore, legato contrattualmente alla squadra di club di appartenenza o anche a quella della propria nazionale, ha la possibilità di utilizzare anche al di fuori delle competizioni ufficiali, per fini di lucro, la propria immagine. In sostanza quindi il calciatore è libero di impegnarsi con qualsiasi azienda in qualità di testimonial per i prodotti della stessa, acconsentendo che la sua immagine sia accostata ad un determinato prodotto commerciale.

 

Inquadramento fiscale in Italia del diritto di sfruttamento dell’immagine e del nome del calciatore professionista

Lo sfruttamento dell’immagine o del nome del calciatore professionista, e quindi le prestazioni promozionali-pubblicitarie che da questi ne deriva, si possono realizzare attraverso due modalità: quelle che impongono al personaggio noto un facere (ad esempio, posare per delle foto, recitare in uno spot, apparire quale testimonial in manifestazioni, ecc.); e quelle che impongo invece allo stesso un semplice pati (consentire che la propria foto o firma siano riprodotte in manifesti, figurine, poster, magliette o altri prodotti comunemente definiti di merchandising).

Abbiamo già visto in precedenza come, nella sostanza, il calciatore professionista, per effetto del suo status, non ha la possibilità di sfruttare, in totale libertà, il suo diritto di immagine, essendogli precluso, per effetto delle citate convenzioni.

Di conseguenza, si possono verificare diversi casi di sfruttamento del diritto d’immagine o del nome del calciatore professionista da cui ne può scaturire un diverso inquadramento reddituale a seconda dei casi:

  • prestazioni promozionali-pubblicitarie collegate alla squadra di appartenenza;
  • prestazioni promozionali-pubblicitarie collegate alla squadra nazionale;
  • prestazioni promozionali-pubblicitarie effettuate direttamente dal calciatore;
  • prestazioni promozionali-pubblicitarie affidate ad un soggetto terzo specializzato che ne cura la gestione con gli sponsor.

 

Per quanto attiene le prestazioni promozionali-pubblicitarie effettuate per la squadra di appartenenza, essendo le stesse normalmente inserite nel contratto di prestazione sportiva dove il club assume la natura di datore di lavoro, non ci sono dubbi circa la riconducibilità (di tutti i compensi, premi, somme in denaro o in natura) nella sfera di tassazione del lavoro dipendente ex art. 51, comma 1 del TUIR secondo cui «il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme ed i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali in relazione al rapporto di lavoro». Si applicano le ritenute d’acconto sui redditi da lavoro dipendente come indicato in precedenza.

 

Per la diversa ipotesi di prestazioni promozionali-pubblicitarie effettuate a favore di squadre nazionali la giurisprudenza, contrariamente all’Agenzia delle Entrate, abbia qualificato tale reddito come di lavoro autonomo in forma più che altro di “collaborazione coordinata” da sottoporre a tassazione a titolo di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett. c-bis del TUIR. Si applicano le ritenute d’acconto sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente come indicato in precedenza.

E’ ovvio che se l’Ente o soggetto terzo erogatore delle somme o premi (diverso dalla squadra di appartenenza) sia soggetto non residente nel territorio dello Stato italiano, la ritenuta non è applicabile e il calciatore professionista (residente in Italia) dovrà provvedere autonomamente ad inserire tale forma reddituale nella dichiarazione a titolo di “redditi diversi”.

 

Le diverse ipotesi di sfruttamento dell’immagine e del nome del calciatore professionista operate direttamente dallo stesso o attraverso la cessione del diritto di sfruttamento a società terze specializzate

Abbiamo visto altresì come il contratto con la squadra di appartenenza prevede oltre alla prestazione sportiva anche lo sfruttamento totale o parziale del diritto d’immagine del professionista seppure dietro corresponsione di un compenso; uno sfruttamento d’immagine che viene imposto al calciatore da parte della squadra che assume i contatti diretti con lo sponsor, con vincoli di comportamento ben determinati imposti al professionista calciatore. Di conseguenza al calciatore rimane solo una parte residua del diritto di sfruttamento della propria immagine, ossia quella in “veste privata” che, in ogni caso, è libero di impegnarla:

–   o sottoscrivendo direttamente con gli sponsor appositi contratti che lo impegnano nel “fare”, “non fare”, “permettere”, nel qual caso avremo un inquadramento reddituale da lavoro autonomo occasionale [“Redditi diversi” – art. 67, comma 1, lett. l) del TUIR], non già di “lavoro autonomo professionale” per il fatto che la sua abitualità e professionalità si manifestano in via principale solo attraverso l’attività sportiva con la squadra di appartenenza;

–   o cedendo lo sfruttamento del proprio diritto d’immagine a “soggetti terzi” (diversi dalla squadra di appartenenza o dalla squadra nazionale) che ne cureranno la gestione ed il rapporto con gli eventuali sponsor (continuità e coordinamento eserciate dal soggetto terzo e non dal calciatore professionista). Nel qual caso avremo un rapporto di collaborazione coordinata con il soggetto terzo inquadrabile nel reddito assimilato a quello da lavoro dipendente in capo al calciatore professionista (art. 50, comma 1, lett. c-bis del TUIR), anche in questo caso non di “lavoro autonomo professionale” per il fatto che la sua abitualità e professionalità si manifestano in via principale solo attraverso l’attività sportiva con la squadra di appartenenza.

 

 Le inchieste della GdF in corso stanno verificando se  le  società di serie A hanno posto in essere dei meccanismi di aggiramento delle regole di tassazione dei contratti.

La logica e motivazione della contestazione è questa : quando i club pagano lo stipendio al calciatore dovrebbero emettere una ritenuta d’acconto, ma invece di corrispondere 100 ne corrispondono soltanto 50. Con gli altri 50 pagano il procuratore attraverso un contratto di intermediazione con cui gli agenti forniscono i loro servizi alle società. A sua volta il procuratore li retrocede direttamente ai calciatori.

A loro volta le squadre detraggono l’Iva dalle fatture emesse dai procuratori sportivi. La GdF  sostiene che gli emolumenti corrisposti all’agente sono in realtà dei fringe benefit che finiscono al calciatore.

……vediamo cosa succederà………………….!

 

 Avv. Massimiliano Sammarco

www.benigniandkay.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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