Holding e Pianificazione Fiscale Internazionale delle Imprese


International Tax planning: la Holding quale strumento per la pianificazione fiscale internazionale delle imprese.

 

di Massimiliano Sammarco

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Prima di soffermarci sul modo attraverso cui può essere operata una pianificazione fiscale è opportuno spendere qualche parola sul concetto di “internazionalizzazione dell’impresa”.

Il processo di internazionalizzazione dell’impresa può svilupparsi su tre livelli:

  • Il livello produttivo, quando, ad esempio, l’azienda decide di aprire uno stabilimento in un paese estero;
  • Il livello commerciale, allorché l’azienda decida di aprirsi ai mercati esteri mediante la vendita dei propri prodotti o servizi;
  • Il livello finanziario, quando l’azienda decide di internazionalizzare la gestione finanziaria del proprio patrimonio anche a prescindere dall’internazionalizzazione negli altri due sensi.

In ogni caso, nel momento in cui l’impresa decide di investire all’estero deve tenere in considerazione alcuni aspetti fondamentali:

  • la normativa fiscale del paese in cui investe;
  • la normativa fiscale internazionale (OCSE- Convenzioni per eliminare le doppie imposizioni);
  • la normativa fiscale comunitaria;
  • la normativa fiscale del paese di residenza;
  • La normativa fiscale del commercio elettronico.

Il ruolo del Tax planning è quello di muoversi all’interno delle diverse normative al fine di permettere all’impresa di pianificare al meglio il proprio business mediante l’ottimizzazione del carico fiscale.

Quindi, operare una pianificazione fiscale significa applicare in modo corretto le normative messe a disposizione dai sistemi fiscali dei diversi paesi e la normativa fiscale di matrice comunitaria e internazionale.

Ciò premesso potremmo definire la pianificazione fiscale come un processo di internazionalizzazione dell’impresa atto a costruire un complesso di atti reali tesi a raggiungere un determinato fine: l’ottimizzazione del costo complessivo del carico fiscale di un’impresa nel rispetto totale delle normative civilistiche e fiscali sia nazionali che internazionali. Non solo. Con un attenta pianificazione fiscale e nell’ottica di internazionalizzare l’impresa, la pianificazione fiscale mira ad evitare fenomeni di doppia imposizione internazionale nei flussi di reddito tra il paese di origine e quello di destinazione del reddito stesso. Quindi è necessario sgombrare il campo da qualunque equivoco: fare pianificazione fiscale vuol dire ne’ utilizzare i cc.dd. Paradisi fiscali – vale a dire i paesi a fiscalità privilegiata – né porre in essere attività dirette ad ottenere un illecito o indebito risparmio d’imposta (evasione o elusione fiscale). La pianificazione fiscale internazionale non è dunque un fine ma un mezzo per organizzare ed ottimizzare l’investimento imprenditoriale. Autorevole dottrina sostiene che la pianificazione fiscale internazionale non è un istituto giuridico ma un complesso organizzato di situazioni atte alla creazione di relazioni giuridiche con la finalità di ottimizzare il carico tributario.

La holding company quale strumento di pianificazione fiscale internazionale

Uno tra gli strumenti più frequentemente utilizzati nell’attività di pianificazione fiscale è la costituzione di una holding company.

La holding company è una società finanziaria che ha come oggetto sociale la detenzione di partecipazioni in società operative.

In generale, la holding si caratterizza per un particolare e privilegiato trattamento fiscale degli elementi reddituali tassati in capo alla holding stessa quali, i dividendi, le plusvalenze, interessi e canoni.  Per operare una pianificazione fiscale internazionale è fondamentale individuare lo stato di residenza della holding stessa. La scelta ricadrà sullo stato che ha un regime fiscale di favore (esenzione sui dividendi e plusvalenze) e che ha stipulato convenzioni contro le doppie imposizioni sia con gli Stati in cui saranno collocate le società operative  sia con gli Stati di residenza dei soci della holding.

Di seguito si analizzano alcuni casi pratici di pianificazione fiscale internazionale.

 

  1. Investimento di una società italiana in U.S.A.

 

A.1) Investimento diretto di una società italiana in una società USA:

tabella-1

La convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e USA  prevede che sui dividendi pagati dalla società USA a quella Italiana si applichi una ritenuta pari a:

  • 10% se la società italiana detiene nel capitale della società USA una partecipazione superiore al 25%;
  • 15% in tutti gli altri casi;
  • I dividendi distribuiti alla società italiana saranno integralmente tassati secondo le norme fiscali italiane;
  • La plusvalenza realizzata a seguito dell’eventuale cessione della partecipazione nella società USA sarà integralmente tassata in Italia secondo le norme fiscali italiane.

A.2) Investimento di una società italiana in USA attraverso la creazione di una holding spagnola (ETVE)

tabella-2

Nella fattispecie sintetizzata nello schema sopra si è ritenuto vantaggioso la creazione di una holding spagnola in quanto la Spagna ha stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni con gli Stati Uniti.

La convenzione stipulata tra USA e Spagna prevede che i dividendi distribuiti dalla società USA alla società spagnola siano soggetti a ritenuta;

  • I dividendi ricevuti dalla società spagnola non sono soggetti a tassazione in base alle norme fiscali che regolano la holding spagnola;
  • La redistribuzione dei dividendi dalla società spagnola alla società italiana non scontano alcuna ritenuta in Spagna ed in virtù della direttiva madre figlia sono esenti in Italia.

 

 

  1. Investimento di una società italiana in Cile

 

B.1) Investimento diretto di una società italiana in una società cilena

tabella-3

 

Tra Italia e Cile non è stata ratificata la convenzione contro le doppie imposizioni; per cui i dividendi distribuiti dalla società cilena alla società italiana sono integralmente tassati; al pari l’eventuale plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione è totalmente tassata.

 

B.2) Investimento di una società italiana in Cile mediante la costituzione di una holding spagnola:

tabella-4

 

La convenzione contro le doppie imposizioni tra Spagna e Cile prevede che:

sulla distribuzione dei dividendi dalla società cilena alla società spagnola si applichi una ritenuta pari a

  • 5% nel caso in cui la partecipazione sia superiore al 20%
  • 10% in tutti gli altri casi
  • Esenzione totale della plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione.

I dividendi cosi distribuiti non sono tassati in capo alla società spagnola in virtù delle norme che regolano la holding spagnola.

La redistribuzione dei dividendi dalla holding spagnola alla società italiana sono esenti da ritenuta e non tassati in capo alla società italiana in virtù dell’applicazione della direttiva madre-figlia.

 

  1. Investimento di una società italiana in Taiwan

 

C.1) Investimento diretto di una società italiana in una società di Taiwan

Tra l’Italia e Taiwan non è stata sottoscritta alcuna convenzione contro le doppie imposizioni; i dividendi e le plusvalenze sono interamente tassate in capo alla società italiana oltre a scontare le imposte sugli utili in Taiwan. Questo è un classico caso di doppia imposizione internazionale.

C.2) Investimento di una società italiana in una società di Taiwan mediante la costituzione di una holding. In questo non è utile costituire una holding spagnola in quanto la spagna non ha stipulato alcuna convenzione con Taiwan. Potrebbe risultare conveniente creare una holding inglese, avendo l’Inghilterra una convenzione contro le doppie imposizioni con Taiwan.

La convenzione Inghilterra e Taiwan prevede che sui dividendi distribuiti dalla società di Taiwan alla società inglese si applichi una ritenuta pari a:

  • 10% a prescindere dalla percentuale di partecipazione;
  • L’eventuale plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione è esente.

 

I dividendi cosi distribuiti non sono tassati in Inghilterra.

La redistribuzione dei dividendi dalla società inglese alla società italiana sono esenti da ritenute e non scontano imposte in Italia in virtù dell’applicazione della direttiva madre-figlia.

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