Che cos’è la “Residenza Fiscale” e, soprattutto, perché è così importante?


Se lavorate all’estero o operate a livello internazionale, in diversi paesi, dovreste prima o poi chiarire la questione relativa alla vostra residenza fiscale, cioè della vostra residenza ai fini delle tasse.

Soprattutto quando non si hanno precedenti esperienze di vita o di lavoro all’estero, o soprattutto se non si è esperti nel campo fiscale, potrebbe essere ostico affrontare questo argomento per la prima volta.

Tanto per capirci, il vostro domicilio fiscale influenza il “modo” in cui verrete tassati, cioè quale trattamento fiscale vi verrà applicato in un paese specifico. E’ un problema che gli espatriati non devono sottovalutare, in quanto incide sulla quantità delle imposte da pagare allo Stato/autorità fiscali.

Le definizioni di residenza fiscale

Per coloro che non sono tecnici della materia, sembra piuttosto assurdo digerire l’idea che la definizione di residenza fiscale non coincide necessariamente con la concezione di residenza definita dalle leggi civili e dalle norme statali in materia di immigrazione.

Ad esempio, può aversi il caso in cui un soggetto abbia il possesso di un valido permesso di soggiorno per uno specifico paese e il diritto di risiedervi nel suo territorio, benché non possa essere già considerato un residente fiscale dello stesso paese per quell’anno fiscale. Tra l’altro, la residenza fiscale non ha nulla a che vedere con l’acquisto della nazionalità /cittadinanza.

Quindi, come si fa a definire il significato di residenza fiscale? Bene, per la maggior parte dei casi, dipende dalla normativa fiscale del Paese (o Paesi) in cui avete vissuto durante l’anno fiscale in questione. Quasi sempre l’ordinamento giuridico di uno Stato fornisce una definizione giuridica di residenza, anche se in ultima istanza sono le autorità fiscali dei singoli paesi (ad esempio, IRS  o Agenzia delle Entrate o l’HM Revenue Customs) a stabilire i criteri per determinare la residenza fiscale, prendendo in considerazione le peculiarità del caso specifico.

La clausola dei  183 giorni

Un criterio frequente per stabilire la residenza fiscale di un soggetto è la cosiddetta regola dei “183 giorni”. Tale regola impone che se si è effettivamente presente in un determinato paese per almeno 183 giorni in un anno, sarai considerato come residente fiscale di quel paese.

Anche se l’applicazione di questa regola sembra alquanto semplice ed immediata, veri e propri inghippi sorgono nell’interpretazione dei singoli casi pratici. Nel mondo degli avvocati, dei commercialisti e dei consulenti fiscali, anche il significato di semplici parole, apparentemente inequivocabili, può dar adito ad interpretazioni divergenti, senza contare le numerose deroghe che vigono in ambito fiscale. Se il vostro attuale paese di residenza contempla la regola dei “183 giorni” (o una regola simile che prenda in considerazione il periodo di presenza fisica), l’assistenza di un buon consulente fiscale vi aiuterà a scoprire se può essere realmente applicata al caso vostro caso.

Altri criteri importanti

In altri casi, la residenza fiscale potrebbe essere collegata al vostro status di proprietario, o al luogo in cui sono localizzati i vostri interessi commerciali. Al contempo, però, viene altresì spesso applicata  la regola controversa che collega la residenza fiscale al luogo in cui sussiste la presenza effettiva di “legami personali verso un paese”. Ad esempio, questo criterio può applicarsi nei confronti degli espatriati che trascorrono molto del loro tempo di lavoro all’estero, mantenendo il coniuge e i figli a casa, nel loro paese di origine.

Trattati fiscali internazionali

Dal punto di vista degli uffici delle imposte, è anche possibile risiedere in due luoghi contemporaneamente! Purtroppo è vero: nello stesso periodo d’imposta, si può effettivamente essere residente fiscale in più paesi. In tale situazione, per evitare una duplice imposizione, viene in soccorso l’applicazione di una Convenzione contro le doppie imposizioni.

Definite in inglese con l’acronimo DTA , abbreviazione di “double tax conventions”, le convenzioni contro la doppia tassazione”, non sono altro che trattate fiscali bilaterale stipulati tra due stati. Questo tipo di accordo internazionale dovrebbe fare in modo che non si devono pagare le tasse sullo stesso reddito due volte. Per questo motivo, la DTA definisce quale dei paesi prevale per quanto riguarda la residenza fiscale. Il modello di convenzione dell’OCSE per le convenzioni contro la doppia imposizione, elenca diversi criteri che possono essere utilizzati come regole risolutive, come, ad esempio,  il possesso di una sede permanente in uno dei paesi, ecc.

Per avere informazioni più approfondite sull’applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, vi inviato a mettervi in contatto con il nostro Centro Studi sulla Fiscalità Internazionale.

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