Delocalizzazione o Esterovestizione? Come Trasferire LECITAMENTE l’Impresa all’Estero

delocalizzazione

Giappone, Stati Uniti d’America e Grecia sono gli Stati industrializzati ad avere il maggior livello di tassazione sulle società. Per risparmiare sulle imposte, conviene delocalizzare l’attività all’estero?

Giappone, Stati Uniti d’America e Grecia hanno uno dei più alti livelli di pressione fiscale sulle società. In base ai dati analizzati dal nostro Centro Studi, anche a voler considerare le agevolazioni fiscali, gli incentivi e le deduzioni previste dalle varie riforme fiscali, il tasso effettivo in tali Paesi (ciò che le aziende devono pagare) continua ad essere tra i più alti (anche più dell’Italia!).

Negli U.s.a. l’aliquota sulla corporate tax è pari al 35%, senza considerare l’aliquota delle addizionali statali o locali che possono arrivare fino al 12%, del reddito imponibile.

In Giappone l’aliquota dell’imposta sui redditi societari è al 38.01%, nel Paese ellenico, invece, la stessa aliquota arriva addirittura al 66%, che si applica agli scagioni di reddito superiori al 50.000,00 €.

Al fine di ridurre la tassazione, i gruppi societari ricercano soluzioni di pianificazione fiscale efficaci nel rispetto delle leggi dello Stato. Una delle pratiche diventata molto popolare di recente, è quella di delocalizzare il business in un paese estero, laddove le aliquote fiscali sono più basse.

Cosa vuol dire delocalizzazione?

La delocalizzazione costituisce la riorganizzazione della produzione dislocata in regioni o stati diversi, per ragioni di convenienza economica. I vantaggi di tipo economico possono derivare dalla previsioni di minori adempimenti in materia di compliance, dal basso costo del lavoro, dallo sviluppo delle infrastrutture, dalla presenza di vie comunicazione e di trasporto, dalla più favorevole politica doganale o fiscale del Paese rispetto ad altri.

Spostare una fase produttiva in Cina, piuttosto che un call center in India sono tutte misure adottate in virtù di una strategia di delocalizzazione.

Tuttavia, se tale processo è effettuato esclusivamente per ragioni di tipo fiscale ed è finalizzato a mutare esclusivamente il Paese di costituzione del business,  si tratta di esterovestizione e non più di delocalizzazione.

Con la delocalizzazione si sposta in un Paese estero la sostanza del business, un processo produttivo o l’intero complesso aziendale, compreso l’apparato amministrativo.

Con l’esterovestizione si sposta in un Paese estero non la sostanza, bensì solo la forma del business, facendo permanere il centro decisionale della società nel paese d’origine.

 

Una cosa è la delocalizzazione, un’altra è l’esterovestizione…

Qual è il vantaggio di mutare lo stato di costituzione?

In primo luogo, attraverso l’esterovestizione, si potrebbe evitare l’applicazione del principio della tassazione dell’utile mondiale, che vige in quasi tutti gli ordinamenti fiscali dei Paesi occidentali.

Ciò significa che se una società costituita negli Stati Uniti d’America deve pagare le imposte sul reddito prodotto in qualsiasi parte del mondo, potrebbe spostare la sua residenza fiscale in una giurisdizione offshore che sottopone a tassazione solo i profitti domestici, eludendo il principio di tassazione dell’utile mondiale.

Così facendo, la società americana potrebbe conseguire un doppio vantaggio:

  • pagare un livello più basso di tasse;
  • pagare le tasse su una parzione più piccola dei propri profitti.

 

L’OCSE e le Amministrazioni fiscali dei Paesi occidentali hanno approvato delle linee guida e normative per contrastare l’esterovestizione, imponendo determinati limiti e contromisure fiscali per le imprese che scelgono di delocalizzare la loro attività soltanto formalmente o trasferire la loro residenza fiscale per conseguire indebiti risparmi d’imposta.

Ci sono due modi di eseguire una delocalizzazione lecita ed evitare l’esterovestizione:

  • Un’azienda può semplicemente reintegrarsi all’estero, in un paese con un livello di tasse più basso, come l’Irlanda, ammesso che abbia una significativa attività economica in quel paese. Per alcune Amministrazioni fiscali, come l’IRS statunitense, è richiesto il requisito che almeno il 25% dei dipendenti, beni, vendite e profitti della società vengono dal quel paese.
  • Delocalizzazione tramite fusione o acquisizione. Lo schema di delocalizzazione più comune è quello di rilevare una società estera, già operativa nel luogo di destinazione, ovvero acquistare una partecipazione di controllo nella stessa.

I rischi della delocalizzazione:

La delocalizzazione comporta alcuni rischi, e una senza un’adeguata pianificazione potrebbe comportare le conseguenze economiche e fiscali, tra cui anche quelle connesse all’esterovestizione. I fattori di rischio sono di 3 ordini:

  1. Rischio di incompetenza del professionista: È importante far seguire il processo di delocalizzazione da consulenti fiscali e legali che abbiano precedenti esperienze nell’eseguire delocalizzazioni ovvero operazioni di fusione o acquisizioni nel paese in cui si è pianificato di reincorporare la propria azienda. Non è un progetto “fai da te”.
  2. Rischio Exit tax. È anche importante valutare eventuali conseguenze fiscali previste per l’uscita dal Paese. Quando si effettua una delocalizzazione può essere applicata dal Paese d’origine una TASSA ulteriore, c.d. Exit Tax, cioè la tassazione  delle plusvalenze maturate sui beni dell’impresa per  i  soggetti  che  esercitano imprese commerciali i quali, per effetto del  trasferimento della  propria sede all’estero, perdono la residenza fiscale nel Paese d’origine.
  3. Rischi Prettamente Fiscali e Doganali. Se l’attività di delocalizzazione non è effettuata secondo i crismi fiscali, l’amministrazione finanziaria del Paese d’uscita, potrebbe riqualificare nel territorio nazionale la residenza fiscale dell’impresa uscente e attrarre a tassazione tutti i profitti conseguiti dalla stessa. Si tratta di conseguenze tipiche dell’esterovestizione.

Inoltre, altro aspetto rilevante da considerare è l’eventuale aumento delle tariffe doganali per importazioni/esportazioni.

Come avrai potuto comprendere, porre in essere una delocalizzazione è una decisione importante e significativa. Prima di prendere decisioni in merito, vale la pena valutare seriamente, con l’aiuto di professionisti esperti, se la propria attività possa essere tasferita all’estero senza problemi giuridici e fiscali.

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