La Tassazione degli Enti Non Commerciali

Sono enti non commerciali residenti gli enti, pubblici o privati, diversi dalle società, nonché i trust, che:

  •  non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
  • sono residenti nel territorio dello Stato.

Rientrano nella definizione di enti non commerciali, anche gli enti che svolgono un’attività commerciale purché in via secondaria; qualora l’esercizio dell’attività commerciale diventi principale o esclusivo, l’ente perde la qualifica non commerciale.

Gli enti non commerciali beneficiano di un regime agevolato generale di tassazione, in virtù delle finalità non lucrative perseguite. Per alcuni tipi di enti, inoltre, la legge prevede delle norme speciali giustificate dalla loro organizzazione.

La categoria principale è rappresentata dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, cd. ONLUS, che godono di uno speciale regine di agevolazione.

Per verificare se l’ente possa qualificarsi come non commerciale, occorre individuare l’attività essenziale svolta per il raggiungimento degli scopi dell’ente, facendo riferimento sia all’oggetto determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata, e in mancanza di questi, all’attività effettivamente esercitata nel territorio dello Stato.

Il reddito complessivo degli enti non commerciali è formato dalla somma dei redditi delle seguenti categorie:

  1. redditi fondiari (fabbricati e terreni)
  2. redditi di capitale (rendite finanziarie, partecipazioni, ecc.)
  3. redditi di impresa (produzione di beni e servizi, commercio, intermediazione, ecc.)
  4. redditi diversi (categoria residuale dove sono collocate ad esempio: le plusvalenze, le vincite, gli obblighi di fare non fare e permettere, ecc.)

Sono esclusi dalla determinazione del reddito:

a) i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche.

Tali fondi non sono imponibili ai fini delle imposte dirette, sono esclusi da Iva, ed esenti da ogni tributo, purché le raccolte pubbliche:

  • siano rivolte a una massa indistinta di soggetti
  • siano occasionali
  • vengano svolte in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione
  • i servizi prestati o i beni ceduti siano di modico valore
  • venga redatto un apposito e separato rendiconto, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.

b) i contributi corrisposti agli enti non commerciali da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività sanitaria o assistenziale aventi finalità sociale ai sensi della legge che riordina la disciplina in materia sanitaria (D.Lgs 30/12/92 n. 502).

Enti non commerciali: regime  IVA

Ai fini IVA, l’ente non commerciale ha l’obbligo di aprire una partita iva e di osservare gli obblighi di fatturazione, registrazione, liquidazione e dichiarazione dell’imposta sul valore aggiunto, qualora sussistano i requisiti soggettivi, oggettivi e territoriali dell’IVA.

Tuttavia esistono rilevanti eccezioni al regime IVA degli enti non commerciali, come la previsione di:

  • operazioni effettuate da enti commerciali non imponibili ai fini IVA;
  • operazioni effettuate da enti commerciali escluse dal campo di applicazione IVA;

Operazioni effettuate da enti non commerciali non imponibili ai fini IVA

Per quanto attiene, in particolare, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi delle società e degli altri enti, pubblici o privati, ai propri soci, associati o partecipanti, sono imponibili ai fini Iva le operazioni effettuate da ente pubblico o privato non avente ad oggetto esclusivo principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, verso il pagamento di corrispettivi specifici o contributi supplementari.

Al contrario, non sono imponibili le operazioni rese a favore degli associati o partecipanti dei predetti enti:

  • effettuate da ente, pubblico o privato, diverso dalle società commerciali, non avente ad oggetto, esclusivo o principale, l’esercizio di attività commerciali o agricole, senza il pagamento di specifico corrispettivo o contributi supplementari;
  • effettuate da associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali sportive in conformità alle proprie finalità istituzionali, verso il pagamento di specifici corrispettivi o contributi supplementari anche se rese nei confronti di associazioni che svolgano la medesima attività, facenti parte di un’unica organizzazione.

Operazioni effettuate da enti non commerciali escluse dal campo di applicazione IVA

Sono fuori dal campo Iva per esclusione:

  1. le prestazioni gratuite aventi valore unitario inferiore o pari a 25,82 euro;
  2. le prestazioni gratuite con imposta non detraibile;
  3. le somministrazioni nelle mense aziendali;
  4. le prestazioni di trasporto, didattiche, educative e ricreative, di assistenza sociale e sanitaria, a favore del personale dipendente;
  5. le operazioni di divulgazione pubblicitaria svolte a beneficio delle attività istituzionali di enti e associazioni che senza scopo di lucro perseguono finalità educative, culturali, sportive, religiose e di assistenza e solidarietà sociale, nonché delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS).

Contabilità degli Enti non Commerciali

Per determinare quali sono gli obblighi contabili degli enti non profit, occorre distinguere il profilo civilistico da quello fiscale.

Sotto il profilo civilistico, non sono previsti obblighi contabili per gli enti non lucrativi di cui al Libro Primo del Codice Civile.

Gli obblighi contabili sono previsti solo per le imprese (art. 2214 C.C.);

L’art. 20 del C.C. prevede per le associazioni riconosciute l’obbligo di approvazione del bilancio, ma non della tenuta della contabilità.

Sotto il profilo fiscale, le scritture contabili degli enti non commerciali (art. 20 del DPR 600/73) devono essere obbligatoriamente tenute relativamente alle attività commerciali esercitate abitualmente.

Per le Onlus l’art. 20 bis del DPR 600/73 dispone l’obbligo di contabilizzazione delle:

  • attività complessivamente svolte;
  • attività connesse.

Non rilevano, dunque:

  • le attività istituzionali;
  • le attività commerciali occasionali .

La contabilità fiscale ha valenza:

  • Formale: come rilevazione dei fatti amministrativi relativi alla gestione;
  • Sostanziale:
    • Sia per la determinazione dell’imponibile ai fini delle imposte dirette (sono deducibili solo i costi relativi all’attività commerciale);
    • Che per la detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti (art. 19 ter DPR 633/72) dell’attività commerciale.

La contabilità separata

Il comma 2 dell’art. 144 del TUIR stabilisce: “Per l’attività commerciale esercitata gli enti non commerciali hanno l’obbligo di tenere la contabilità separata”.

Ne consegue che l’ente non commerciale, che svolge attività commerciale in via secondaria, ha l’obbligo di rendicontare contabilmente in via separata tale attività:

Di conseguenza :

a)Non è più possibile dal 1 gennaio 1998 tenere la contabilità unica, cioè una contabilità generale dell’ente, in cui fare confluire tutte le rilevazioni relative all’attività esercitata (istituzionale e commerciale);

b)Nella contabilità separata occorre rilevare distintamente i fatti amministrativi relativi all’attività istituzionale rispetto a quelli relativi all’attività commerciale.

La tenuta di 2 contabilità distinte  e separate, taluna per la sfera commerciale e talaltra per la sfera istituzionale, può avvenire mediante:

  • Adozione di due sistemi contabili (uno per l’attività commerciale e uno per l’attività istituzionale);
  • Individuazione di appositi conti o sottoconti, in seno alle risultanze contabili complessive dell’ente, evidenzianti la natura della posta contabile sottesa (commerciale, istituzionale o promiscua).

Ai sensi dell’art. 109, comma 2 del TUIR, “Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi; per gli immobili utilizzati promiscuamente è deducibile la rendita catastale o il canone di locazione finanziaria per la parte del loro ammontare che corrisponde al predetto rapporto”.

 

Rendiconto degli enti non commerciali

Il modello generale di rendicontazione delle aziende non profit è formato da:

  • Un rendiconto gestionale a proventi ed oneri di periodo articolato per funzioni;
  • Uno stato patrimoniale con attività, passività e patrimonio netto classificati finanziariamente e riferiti alle aree di attività dell’azienda non profit.
  • Una nota integrativa con chiarimenti ed esplicazioni di voci del rendiconto (per progetti e per natura); lo stato patrimoniale e informazioni integrative in grado di completare l’informazione dei prospetti contabili, compreso il prospetto di movimentazione dei fondi, ove necessario;
  • Una relazione di missione dalla quale emergono gli obiettivi e i progetti necessari per il perseguimento delle finalità istituzionali e il grado di raggiungimento degli stessi
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