Aprire una Partita IVA nel 2017, ecco Come e Quali Costi Affrontare

Stai valutando la possibilità di aprire una partita IVA nel 2017? Per poter decidere se conviene o meno, ecco tutti i fattori che devi prendere in considerazione.

La decisione di aprire una partita IVA non sempre coincide con la libera scelta di un aspirante imprenditore, essendo a volte una condizione necessaria, espressamente richiesta dai datori di lavoro, per poter ambire ad un posto lavorativo. Infatti, spesso il potenziale datore di lavoro richiede al dipendente di aprire un partita IVA, preferendo una soluzione flessibile all’alternativa di assumerlo con busta paga, come un normale lavoratore subordinato.

Va anche detto però che la decisione di aprire una partita IVA è la soluzione preferita da molti giovani per accedere al mondo del lavoro, considerata la  difficile situazione economica attuale che rende complicata la possibilità di trovare un posto fisso di lavoro.

La bassa crescita economica in Italia e la relativa crisi occupazionale, d’altronde, spingono orde di giovani a darsi da fare, aprendo una partita iva e mettendosi in proprio, rischiando magari un po’ dei propri risparmi.

Basta considerare che dall’inizio della crisi economica globale nel nostro paese si è registrato un boom di nuove partite IVA, trend destinato a crescere nei prossimi anni.

 

Prima di valutare se i comportamenti dei datori di lavoro siano perfettamente in linea con la normativa fiscale e lavoristica, occorre capire se realmente conviene ad un soggetto, che intende o aspirare ad un posto di lavoro o avviare una carriera imprenditoriale, aprire o meno la partita IVA.

Per capire se conviene o meno aprire una partita IVA nel 2017, si deve subito considerare che anche nell’anno corrente è in vigore un regime più conveniente di partita IVA agevolata, denominato regime forfettario. Per poter rientrare in tale agevolazione il lavoratore deve rientrare in determinate fasce di reddito; se invece  supera determinate soglie, può optare solo per il regime ordinario di partita IVA.

La presente costituisce una guida aggiornata su come si apre e quanto costa la partita IVA, con tutte le variabili da valutare per effettuare questa decisione.

Le risposte ai dubbi più frequenti sulla Partita Iva

Quando un soggetto si accinge per la prima volta ad aprire un nuova partita IVA, viene assalito da numerosi dubbi legittimi, tra cui i più frequenti sono: Come si apre? Quanto costa? Quante tasse devo pagare? Quali spese devo affrontare? Ho bisogno di un commercialista? E’ davvero conveniente o lascio stare? Quali sono gli adempimenti?

Per poter valutare la convenienza, è necessario prendere in considerazione tantissimi aspetti: fiscale, contributivo, lavoristico. Pertanto potrebbe rivelarsi utile consultare un consulente tributario o un commercialista. Tuttavia se consideriamo i costi e gli aspetti burocratici, aprire una partita IVA è molto semplice e anche gratuito (se ci rivolgiamo ad un commercialista questo ci chiederà di pagare il suo compenso, ma se vogliamo risparmiare possiamo aprirla anche in autonomia).

Gli altri fattori che devi considerare sono i seguenti:

Quali soggetti  devono aprire una partita IVA

Coloro che esercitano un’attività economica abituale, in forma di società o in via individuale, e professionisti autonomi, devono aprire una partita IVA.

Devono quindi aprire la partiva iva coloro che svolgono attività d’impresa, a prescindere dalla forma societaria adottata (esempio: sas, snc, ss, srl, spa, sapa, società cooperativa) ovvero gli imprenditori individuali (titolari di ditte individuali) nonché i professionisti (esempio: notai, avvocati, commercialisti, medici ecc.) e gli enti non commerciali (esempio: associazioni culturali, onlus, associazioni sportive dilettantistiche…) che esercitano anche attività d’impresa.

Cosa significa abituale?

Significa che l’attività economica deve essere svolta con continuità e non sporadicamente. Se l’attività è sporadica il  soggetto che la esercita potrebbe essere sollevato dall’obbligo di aprire una partita Iva (quindi senza obbligo di emettere fatture e pagare l’iva), essendo assoggettato all’obbligo di emettere una ricevuta per prestazione occasionale. In quest’ultimo caso il rapporto va inquadrato nell’ambito del lavoro autonomo occasionale.

Esiste un limite preciso oltre il quale l’attività si considera abituale?

Acclarato che una delle condizioni che fa scattare l’obbligo di richiedere la partita iva è l’abitualità dell’attività economica esercitata, ci si chiede se esistono soglie per distinguere quando un’attività sia abituale o meno.

La risposta è no! Tali soglie esistono sono a livello contributivo (doppio limite di 5000 € e 30 giorni), non essendo invece previste dalla disciplina fiscale.

Come si apre una partita IVA

Aprire una partita IVA costa zero!

In pratica, come già anticipato sopra, l’apertura di una partita IVA è molto semplice e assolutamente gratuita.

La partita IVA è composta da 11 caratteri numerici: i 7 numeri iniziali identificano il contribuente, gli altri 3, a seguire, individuano il Codice dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente, mentre l’ultimo ha una funzione di controllo.

Per aprire una partita IVA è necessario dar notizia agli uffici delle imposte (Agenzia delle Entrate competente) dell’inizio della propria attività d’impresa, entro 30 giorni dal primo giorno di attività, con una specifica dichiarazione, denominata appunto “dichiarazione d’inizio attività”.

La dichiarazione di inizio, variazione e cessazione di attività, è contenuta in un unico modulo (valevole anche per la variazione o cessazione attività) e si effettua presentando uno dei due modelli previsti, a seconda che l’imprenditore sia ente sia un soggetto diverso dalle persone fisiche (Modello AA7/7) ovvero sia una persona fisica (Modello AA9/7).

I soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, di un’arte o di una professione nel territorio dello Stato devono farne dichiarazione entro trenta giorni secondo una delle seguenti modalità:

  • presentazione diretta all’ufficio;
  • invio a mezzo posta, vale a dire, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • invio telematico, tramite software che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti attraverso il proprio sito;
  • presentazione all’ufficio del registro delle imprese.

I soggetti diversi dalle persone fisiche devono utilizzare il modello AA7/7, mentre le imprese individuali e i professionisti il modello AA9/7.

La dichiarazione va presentata entro trenta giorni dalla data dell’effettivo inizio. L’attività si considera effettuata quando sia stata posta in essere almeno un’operazione attiva o passiva.

Scelta codice ATECO

Un ulteriore adempimento, che il contribuente deve porre in essere quando si accinge ad aprire una nuova partita IVA sia online che offline, è la scelta del codice  ATECO che altro non è che una combinazione alfanumerica che identifica l’ATtività ECOnomica esercitata dall’imprenditore.

I codici ATECO devono avere correlazione con l’oggetto sociale dell’impresa, pertanto è conveniente fare una bozza dell’oggetto e poi associare i relativi codici.

L’oggetto sociale rappresenta ciò che può fare un’impresa.

È importante descrivere cosa può fare un’impresa in maniera chiara ed esaustiva per ragioni fiscali.

Lo si può intuire con un esempio immediato: Se un meccanico compra un giravite pagherà un prezzo X, il quale rappresenta un costo che può scaricare dalle tasse.

E perché può scaricarlo? Perché il giravite gli serve per lavorare.

Se lo stesso meccanico compra una pentola, una barca o un corso di ballo; il prezzo pagato per tali beni o servizi non può essere scaricato.

E perché non può scaricarlo? Perché tali oggetti non servono direttamente o indirettamente per riparare auto e/o non sono connessi con il suo lavoro di meccanico.

La connessione di un bene ad un’attività d’impresa si chiama inerenza, che è un requisito per qualificare un costo come “scaricabile”, (tecnicamente si dice deducibile).

Ciò che non è inerente a quello che fa (può fare) un’impresa, non può essere dedotto come costo ai fini delle tasse.

Alto punto fondamentale è la scelta del tipo di sistema contabile: regime forfettario 2017 o contabilità ordinaria. Non è invece più possibile optare per il regime dei minimi.

Tuttavia, i giovani imprenditori che negli anni precedenti al 2016 hanno aperto la propria attività con il regime dei minimi – caratterizzato da un’imposta sostitutiva agevolata del 5% – possono mantenere tale regime fino al raggiungimento della soglia limite di età, che è fissata a 35 anni.

Dal 1° gennaio 2016  l’unica alternativa per aprire una Partita IVA agevolata è il regime forfettario in vigore anche nel 2017.

 Aprire una posizone Inps

Dopo aver inoltrato la dichiarazione di inizio attività e aver ricevuto un numero di partita IVA, è obbligatorio regolarizzare la propria posizione previdenziale presso l’INPS.

Per aprire una nuova posizione previdenziale, l’Inps mette a disposizione delle imprese anche un canale telematico, denominato ComUnica, con cui può essere comunicata contestualmente anche la dichiarazione di inizio attività ai fini IVA, se la stessa non è stata presentata attraverso altri canali.

Per alcune tipologie d’imprese è obbligatorio ricorrere al canale telematico (Dal 1° aprile 2010,  le aziende  con dipendenti, i titolari e soci di imprese del settore terziario e le aziende agricole autonome devono utilizzare, obbligatoriamente, ai fini della nascita di impresa, il canale telematico denominato ComUnica).

Tutte le altre imprese possono invece richiedere l’apertura di una nuova posizione previdenziale direttamente presso gli uffici territoriali dell’Inps.

Iscrizione al Registro delle Imprese

Coloro che aprono una ditta individuale, hanno l’ulteriore adempimento di iscrivere l’impresa al registro delle imprese presso la Camera di Commercio, e comunicare al Comune l’avvio della propria attività.

L’iscrizione alla camera di commercio è effettuata dal notaio, quando si sceglie di costituire una società tramite atto pubblico notarile.

Costi di una partita IVA

Aprire una partita IVA è un adempimento assolutamente gratuito, tuttavia ciò che costa è mantenerla. Le spese di mantenimento infatti sono elevate:

  • Regime ordinario: i costi per coloro che aprono una partita IVA a regime ordinario hanno rilevanti spese di gestione nonché numerosi obblighi contabili, a seconda che il regime di contabilità sia ordinario o semplificato. Le spese ricorrenti sono:
    • Diritto annuale per l’iscrizione dell’impresa alla Camera di Commercio: 50-100 euro l’anno;
    • costo del commercialista (almeno 800/900 euro l’anno)
    • contributi INPS
    • Irpef
    • Iva
    • Irap
  • Partita iva forfettaria 2017: prevede due tipi di tassazione agevolata:
    • per le nuove partita iva, si applica il regime forfettario startup, che prevede la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni d’imposta e del 15% a partire dal sesto anno. I contributi INPS incidono invece per il 27% sul reddito di impresa.
    • per le partite iva già avviate, si applica il regime forfettario ordinario con aliquota al 15%.

Coloro che possono optare per il regime forfettario hanno inoltre pochissimi obblighi contabili, potendo beneficiare di importanti semplificazioni, quali:

  • divieto di rivalsa dell’IVA;
  • divieto di esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA;
  • esonero dalla registrazione delle fatture emesse;
  • esonero dalla registrazione dei corrispettivi;
  • esonero dalla registrazione delle fatture di acquisto;
  • esonero tenuta e conservazione dei registri e documenti (con alcune eccezioni);
  • esonero dalla liquidazione e versamento dell’IVA;
  • esonero dalla dichiarazione IVA;
  • esonero dalla presentazione della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva (“spesometro”);
  • esonero dall’obbligo di comunicazione delle operazioni effettuate nei confronti di operatori aventi sede nei Paesi black list;
  • esonero dalla certificazione dei corrispettivi qualora svolgano le attività previste dall’art. 2 del d.P.R. 696/1996 (cessione di tabacchi, giornali, carburanti).

Quando aprire la partita iva non conviene

Premettendo che per coloro che esercitano un’attività economica abituale l’apertura di una partita IVA non è una facoltà ma un obbligo, per molti imprenditori, soprattutto giovani che accedono al mondo del lavoro, non è semplice mettersi in proprio e avviare un’impresa, in considerazione degli elevati costi di mantenimento.

E’ pur vero che se si opta per l’apertura di una Partita IVA forfettaria, i costi e gli adempimenti sono di gran lunga notevoli. Tuttavia, non tutti hanno i requisiti per potere beneficiare di tale regime agevolato.

Va da sé che, prima di aprire una partita IVA, occorre fare dei calcoli/proiezioni dei propri guadagni annuali.

Per coloro che aspirano a diventare imprenditori, potendo beneficiare del regime forfettario, è consigliabile aprire una partita IVA solo se hanno un volume d’affari superiore ai 5.000 euro.

Negli altri casi, senza poter beneficiare di regimi agevolati, l’apertura o il mantenimento di una partita IVA è consigliabile solo laddove i guadagni annuali siano superiori agli 8.000 euro (questa è una valutazione che va effettuata caso per caso, con l’assistenza di un consulente).

Gli obblighi fiscali che l’imprenditore deve osservare

Coloro che hanno provveduto ad aprire un partita IVA hanno numerosi obblighi contabili e fiscali.

La maggior parte di tali obblighi sono assolti dal commercialista. Tuttavia, l’imprenditore deve almeno eseguire i seguenti adempimenti:

  • Emettere fatture, che devono indicare:
    • numero progressivo di fattura;
    • data di emissione;
    • numero di partita IVA e codice fiscale dell’emittente;
    • ditta, denominazione e ragione sociale dell’emittente e del cliente;
    • residenza e domicilio dell’emittente e del cliente;
    • natura, quantità e qualità dei beni, comprensivi di aliquota;
    • corrispettivi con aliquota IVA applicata;
    • ammontare IVA distinta per aliquota.
  • Tenere traccia dei pagamenti e degli estratti conto bancari
  • Tenere e conservare in maniera ordinata i registri contabili con fatture (emesse e ricevute), corrispettivi.
  • Versare tramite modelli F24 l’Iva e le imposte dirette, liquidate dal proprio commercialista.
  • Firmare la Dichiarazione annuale Imposte dirette/IVA – Modello Unico, predisposta dal commercilaista.
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