Il Reato di Appropriazione Indebita, Esempi: Amministratore di Condominio, Eredità, Coniugi

Il reato di appropriazione indebita è un delitto contro il patrimonio previsto dall’art. 646 c.p..

Le disposizioni normative di cui all’art. 646 prevedono una sola fattispecie di appropriazione indebita (comma 1) e una particolare circostanza aggravante del reato (comma 2).

Il comma 3 dell’art 646 c.p. attiene alla procedibilità del reato.

Compie il reato di appropriazione indebita colui che, avendo il possesso di una determinata cosa o di una somma di denaro appartenenti ad un altro soggetto, se ne appropria al fine di trarne un profitto proprio o altrui.

Esempi di appropriazione indebita

Nel presente articolo, passeremo in rassegna alcuni esempi di appropriazione indebita: l’appropriazione indebita dell’amministratore di condominio, dell’eredità, tra i coniugi, dell’autoveicolo.

Appropriazione indebita commessa dall’amministratore di condominio

Commette appropriazione indebita l’amministratore di condominio che distrae le somme di denaro intestate al Condominio, li consuma o li usa per fini diversi da quelli per cui devono essere utilizzati, cioè per il pagamento delle spese comuni.

Esempio tipico è l’amministratore che effettua prelevamenti dal conto corrente condominiali e li spende per cene al ristorante.

Allo stesso modo, commette appropriazione indebita l’amministratore che si rifiuta di consegnare, dopo essere cessato dall’incarico, la documentazione pertinente il condominio.

E’ opportuno ricordare che l’amministratore di condominio che pone in essere appropriazione indebita, è responsabile non solo penalmente ma anche civilmente.

Pertanto, prima della pronuncia penale, i soci del condominio possono richiedere la revisione dei conti dell’ente condominiale, esercitando eventuale azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore e revocandolo se si raggiunge la maggioranza in assemblea oppure rivolgendosi al tribunale competente per chiedere la revoca giudiziale dello stesso, in caso di accertate irregolarità.

Appropriazione indebita dell’eredità

Commette altresì appropriazione indebita l’erede del defunto che prima della chiusura della successione distrae beni dell’eredità, di cui ne abbia il possesso.

Esempio tipico è il figlio del defunto che, avendo il possesso della carta di credito del de padre scomparso, effettua prelevamenti di somme di denaro presso gli sportelli bancomat, in danno degli altri fratelli coeredi, oppure vende i mobili d’arredo della casa familiare.

Tuttavia, nei rapporti tra parenti, il diritto penale prevede alcune eccezioni per i reati contro il patrimonio.

Non è infatti punibile, ai sensi dell’art. 649 c.p., chi ha commesso reati contro il patrimonio (e quindi anche l’appropriazione indebita) in danno:
1) del coniuge non legalmente separato;
2) di un ascendente o discendente o di un affine in linea retta, ovvero dell’adottante o dell’adottato;
3) di un fratello o di una sorella che con lui convivano.

Quindi, nel caso del fratello che distrae beni dell’eredità, si ha appropriazione indebita solo se il fatto è commesso in danno di fratelli o sorelle non conviventi.

Appropriazione indebita tra coniugi

Ai sensi dell’art. 649 c.p., l’appropriazione indebita tra coniugi può sussistere solo se i coniugi medesimi sono legalmente separati.

Pertanto, il coniuge non legalmente separato che distrae un bene dell’altro coniuge, a prescindere del regime patrimoniale adottato, separazione dei beni o comunione legale, non commette appropriazione indebita.

Con riferimento all’applicazione dell’art. 649 c.p., lo stesso non contempla tra le eccezioni i conviventi more uxorio, cioè tra i componenti di una coppia di fatto.

Appropriazione indebita dell’autoveicolo

Commette appropriazione indebita il meccanico che, avendo ricevuto in possesso un autoveicolo da sottoporre a riparazioni, si rifiuta di restituirlo.

Tuttavia il reato sussiste solo qualora il corrispettivo della prestazione di riparazione, operata dall’officina, sia stato pagato dal cliente. Fintanto che il prezzo non risulti corrisposto, il titolare dell’officina meccanica ha il diritto civilisitico di ritenzione sull’autovettura, cioè il diritto di trattenerla il veicolo come possessore, che esclude il reato di appropriazione indebita.

L’appropriazione si configura altresì in tutti quei casi in cui il meccanico utilizza per fini personali l’autovettura ricevuta in consegna, facendone uso come se ne fosse il proprietario.

Allo stesso modo commette appropriazione indebita l’amministratore di società che, avendo il possesso di autoveicoli acquisiti in leasing, non li restituisce al termine del contratto e non esercita l’opzione di riscatto.

Procedibilità dell’appropriazione indebita

La procedibilità dell’appropriazione indebita è a querela di parte, tuttavia, è d’ufficio quando:

  • ricorrono una delle aggravanti di cui all’art. 61, comma 11, innanzi elencate;
  • quando l’appropriazione è effettuata su cose in deposito necessario;
  • quando è effettuata in danno in persona portatrice di minorazione fisica o psichica.

La querela è l’atto con cui la persona offesa del reato manifesta la volontà di punirne il colpevole. Alcune fattispecie di reato non possono essere perseguite senza querela della persona offesa. Pertanto, in tal caso, la querela viene definita come condizione di procedibilità. La querela si propone agli ufficiali di polizia giudiziaria o alla Procura della Repubblica.

Per la proposizione della querela si ha tempo di 3 mesi dal giorno della notizia del fatto.

Su questo punto occorre fare estrema attenzione, in quanto se si è stati vittima di un reato di appropriazione indebita (nelle ipotesi perseguibili a querela) e non è stata presentata la querela con tempestività (3 mesi), si decade dal potere di chiedere la punizione del colpevole del reato.

Tuttavia, si deve ammettere che nella maggior parte delle ipotesi di appropriazione che si verificano nella pratica, quali, ad esempio, quella posta in essere dall’amministratore che si appropria illecitamente di somme di denaro del condomino, quella perpetrata dal commercialista che non restituisce i libri contabili al proprio cliente, oppure quella del meccanico che non restituisce l’auto, ricorre una delle aggravanti di all’art. 61, comma 11 (specificamente l’abuso di prestazioni d’opera) e quindi il reato di appropriazione ex art. 646 c.p. diventa perseguibile d’ufficio.

Il termine per proporre querela decorre non dal momento consumativo del reato, bensì da quando si ha conoscenza di essere stati vittima di appropriazione indebita.

La conoscenza del fatto si ha quando ci si rende conto che il colpevole assume un comportamento che mostra in modo inequivoco di trattare come propria la cosa altrui, o perché la cede a terzi, o perché la consuma o perché non la restituisce.

Ove si è vittima di un’appropriazione indebita da parte di un soggetto che si rifiuta di restituire la propria cosa mobile, per dimostrare la conoscenza del fatto, potrebbe essere opportuno inviare allo stesso una richiesta scritta o mediante e-mail o posta raccomandata (diffida), invitandolo a riconsegnare la cosa entro un periodo di tempo ragionevole (solitamente 15 giorni) e ammonendolo circa le conseguenze penali cui si esporrebbe in caso di inottemperanza.

Allo scadere del periodo di tempo concesso, inizierebbe a decorrere il periodo di tre mesi per la proposizione della querela.

 

Nelle ipotesi perseguibili d’ufficio non è necessaria una querela, bensì una denuncia, che può essere presentata da soggetti anche diversi dalla persona offesa e con l’ulteriore conseguenza di non dover soggiacere al rispetto del limite temporale di 3 mesi.

 

L’aggravante ex art. 61, comma 11

L’ipotesi di appropriazione indebita con l’aggravante ex art. 61, comma 11, assume una particolare importanza in quanto, come già visto sopra, incide sulla procedibilità.

L’appropriazione indebita aggravata dalla circostanza ex art. 61, comma 11, fa riferimento alla fattispecie in cui il fatto  è stato commesso “con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione, o di ospitalità”.

 

Pena dell’appropriazione indebita

La pena dell’appropriazione indebita è:

  • per la fattispecie semplice, la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a milletrentadue euro.
  • aumentata rispetto alla pena principale, se ricorre la circostanza aggravante del comma 2 dell’art. 646 c.p., vale a dire se l’appropriazione ha ad oggetto cose di cui si ha il possesso a titolo di deposito necessario.

Esempio di deposito necessario è il deposito dei bagagli e degli effetti personali presso un albergo, durante il periodo d’alloggiamento.

Si tratta di una circostanza aggravante speciale.

Come si calcola la pena dell’appropriazione indebita?

Per calcolare la pena dell’appropriazione indebita, si parte dalla pena base, e si opera un bilanciamento tra le eventuali circostanze attenuanti comuni  e generiche da un lato, e aggravanti dall’altro.
Esiste poi una particolare circostanza aggravante dell’appropriazione indebita, costituita dal fatto di commettere il reato in danno in persona portatrice di minorazione fisica o psichica costituisce. In questo caso la pena è aumentata dal minimo di un terzo, fino alla metà.

 

Le circostanze aggravanti devono essere contestate dal pubblico ministero nel capo di imputazione indicato nel decreto di citazione a giudizio, altrimenti il giudice non può considerarle ai fini dell’applicazione della pena.

Nella determinazione della pena, il giudice deve poi valutare i criteri di cui all’art. 133 cp e specificamente il luogo, il tempo e le circostanze della condotta nonché l’intensità del dolo.

Sulla determinazione della pena da parte del giudice incide inoltre la sussistenza delle varie tipologie di recidive, secondo le regole del codice di procedura penale.

 

La sussunzione del fatto sotto la norma

Elemento soggettivo: dolo specifico.

Elemento oggettivo:

  • la condotta non è tipizzata dal legislatore e coincide in una serie di atto che si materializzano tradizionalmente nella consumazione, alienazione, ritenzione e distrazione della cosa.
  • l’evento coincide con la verificazione del fatto dannoso
  • nesso di causalità tra condotta ed evento.

Prescrizione del reato di appropriazione indebita

Il reato di appropriazione indebita si prescrive in anni 6.

La prescrizione del reato inizia a decorrere dal momento consumativo dell’illecito (cioè quando si realizza l’appropriazione) e non da quando si ha conoscenza di essere stati vittima di appropriazione indebita.

 

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