Imposte di Successione e Principi di Pianificazione Successoria

In questa guida affronteremo le problematiche inerenti la gestione di una successione ereditaria, con riferimento ai profili della tassazione e della pianificazione patrimoniale.

Chi si appresta a gestire una successione mortis causa non solo ha notevoli costi da affrontare, bensì anche vistosi adempimenti da espletare, come la gestione dei rapporti con la banca, la gestione delle imprese intestate al de cuius, cambi intestazione autoveicoli, calcolo di eventuali tasse ereditarie, predisposizione della dichiarazione di successone per l’Agenzia delle Entrate etc.

Con riferimento al profilo fiscale, va detto che le imposte di successione non rappresentano una componente di costo costante in ogni successione ereditaria: le tasse ereditarie, in virtù della presenza di franchigie abbastanza elevate, colpiscono solo patrimoni abbastanza grandi (in considerazione del rapporto di parentela tra il soggetto chiamato all’eredità e il defunto).

Pianificazione patrimoniale e fiscale di una successione

Per gestire una successione mortis causa di grandi patrimoni è opportuno servirsi, durante la vita del cuius, di strumenti di pianificazione patrimoniale idonei a prevenire ed evitare l’insorgenza di conflitti tra gli eredi e i legatari e la dissipazione dei beni tramandati dal de cuius, come i trust e le società fiduciarie.

Non è affatto facile gestire la successione di ingenti proprietà, come beni mobili ed immobili, terreni, titoli (azioni ed obbligazioni), conti correnti nazionali o esteri, titoli di stato italiani (bot e btp) o esteri, buoni fruttiferi postali, quote societarie di società di capitali (s.r.l., s.n.c.), soprattutto perché spesso non vi è unità di indirizzo nella gestione delle cose comuni.

Tra le attività più complesse sotto il profilo della pianificazione successoria, va annoverata la successione di imprese e quote societarie, soprattutto con riferimento alle imprese a conduzione familiare, in quanto, se da un lato vi sono i diritti degli eredi di subentrare nella piena disponibilità e titolarità dei cespiti del defunto, dall’altro esistono esigenze di tutelare il buon andamento delle attività economiche.

Gli istituti di pianificazione patrimoniale come il trust o le fiduciarie soddisfano tali esigenze.

 

Si badi bene che, a differenza di quanto è solito opinarsi in merito alla legittimità di tali strumenti, i trust e le società fiduciarie sono istituti previsti dall’ordinamento proprio per fini di pianificazione patrimoniale, anziché di evasione fiscale.

In altre parole, non sono stati di certo concepiti per consentire la commissione di pratiche elusive illecite.

I trust sono istituti di derivazione anglosassone che, sebbene non trovino una dettagliata regolamentazione in una legge dello Stato italiano, sono previsti dalla Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985, ratificata in Italia.

Le società fiduciarie (statiche) sono invece imprese che provvedono all’amministrazione di beni e patrimoni per conto di terzi e hanno una stringata disciplina in una legge nazionale (legge 23 novembre 1939, n. 1966).

Esempio dell’utilizzo di un trust per fini di pianificazione patrimoniale

Sussiste l’esigenza di un imprenditore di preservare, anche dopo la sua morte, l’azienda di famiglia, che ha la sede e gli uffici nella casa di proprietà familiare.

L’imprenditore vorrebbe evitare che gli eredi, dopo la sua morte, sciolgano l’azienda o la cedano a terzi per dividersi la proprietà immobiliare.

A tal fine l’imprenditore istituisce un Trust, attribuendone l’amministrazione ad una società fiduciaria, con lo scopo di conferire l’azienda e mantenerne l’unità.

Pianificazione fiscale di una successione

Accanto alla pianificazione patrimoniale della successione, è possibile ricorrere a strumenti di pianificazione fiscale leciti, quali ad esempio l’istituto della flat tax e altri strumenti idonei ad abbattere lecitamente le tasse gravanti su una successione ereditaria.

Le imposte di successione possono rappresentare un grosso fardello sui beni ereditati.

Tuttavia, si consideri che l’Italia rispetto ad altri paesi europei, applica imposte di successione molto basse, in virtù della presenza di franchigie molto alte.

Ad esempio, se un genitore che lascia in eredità due milioni di euro ai suoi 2 figli (1 milione ciascuno), le tasse di successione ammonterebbero a:

  • circa 500 mila euro in Gran Bretagna;
  • circa 390 mila euro in Francia;
  • circa 150 mila euro in Germania;
  • zero in Italia, in virtù della franchigia di 1 milione per ogni erede/beneficiario in linea retta.

 

Calcolare le imposte di successione in Italia

Per quantificare le imposte successorie e verificare se si è debitori d’imposta è possibile utilizzare le seguenti  indicazioni, relative al calcolo delle imposte di successione.

Per calcolare le imposte di successione occorre conoscere i seguenti dati:

  • Valore asse ereditario;
  • Numero degli eredi e grado di parentela o affinità;
  • Valore delle quote;
  • Se tra gli eredi vi sono soggetti portatori di handicap.

 

Per determinare l’imposta sulle successioni, va determinata la base imponibile, cioè la base di calcolo del tributo, a cui va applicata l’aliquota, vale a dire la percentuale per ricavare le imposte ereditarie dovute.

Per calcolare la base imponibile bisogna conoscere l’asse ereditario.

In particolare, la base imponibile delle imposte sulle successioni è dato dalla somma tra il valore netto dell’asse ereditario e un importo forfetario del 10%, dovuto alla presunzione di esistenza di denaro, gioielli e mobilia.

 

BASE IMPONIBILE IMPOSTA SUCCESSIONE = VALORE NETTO ASSE EREDITARIO + 10% DEL VALORE NETTO ASSE EREDITARIO (PRESUNZIONE PER DENARO GIOIELLI E MOBILIA)

 

L’ asse ereditario è formato da beni immobili (fabbricati e terreni), le liquidità (conti correnti, libretti di risparmio, titoli ecc), aziende, società ecc., che appartenevano al de cuius.

 

Rapporto di parentela/affinitàAliquotaFranchigia
Coniuge e parenti in linea retta (genitore, figlio)4%1.000.000
Fratelli e sorelle6%100.000
Parenti entro il quarto grado e affini in linea retta6%Nessuna franchigia
Altri soggetti8%Nessuna franchigia

 

Nei casi in cui è prevista la franchigia, l’aliquota si applica sul valore complessivo netto dei beni eccedente l’importo della stessa.

Particolarità: quando erede è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuto tale ai sensi della legge 104/1992, la franchigia è pari ad 1,5 milioni di euro; conseguentemente, l’imposta dovuta dall’erede si applichi esclusivamente sulla parte del valore della quota ereditata che supera l’importo di 1,5 milioni di euro, a prescindere dal legame di parentela con il dante causa.

Quali sono i principi di tassazione?

Nella pianificazione di una successione mortis causa che abbia ad oggetto grandi patrimoni, tra cui beni mobili ed immobili, per conseguire un risparmio fiscale non è praticabile l’ipotesi di trasferire la propria residenza in un paradiso fiscale, in cui non vige alcuna imposta sulle successioni.

Il principio di territorialità che regola la tassazione della successione non consente manovre elusive:

  • Se il soggetto al momento della morte ha residenza fiscale estera, i beni presenti in Italia sono comunque tassati in Italia, con esclusione da imposizione dei soli beni esistenti al di fuori dei confini nazionali;
  • Se il soggetto al momento della morte ha residenza fiscale in Italia, le imposte di successione si applicano su beni posseduti dal de cuius ovunque nel mondo.

Sotto questo profilo, la domanda più frequente è se un Trust (o una fiduciaria) istituito da un genitore in favore di figlio, possono essere strumenti idonei a conseguire un risparmio fiscale per abbattere la base imponibile dell’imposta di successioni.

La risposta è negativa, in quanto gli atti con cui il disponente conferisce i beni in un trust sono equiparati a donazioni e vanno inclusi nella base imponibile dell’imposta di successione.

(Le imposte di donazione e le relative franchigie si applicano con riguardo al grado di parentela che sussiste tra il disponente (settlor) e il beneficiario del trust).

Tuttavia esiste un’eccezione: nel Trust autodichiarato, (cioè quello in cui coincidono le figure del disponente e del Trustee), con conferimento di beni immobili e partecipazioni sociali con durata predeterminata fino alla morte del disponente Trustee e con beneficiari i discendenti di quest’ultimo, sconta le sole imposte ipotecarie e catastali in misura fissa e non l’imposta sulle successioni e donazioni non realizzandosi al momento della stipula alcun trasferimento dei beni (vedi Cass. civ. Sez. V, 26-10-2016, n. 21614).

Per quanto riguarda invece gli effetti civilistici, il trust non può essere utilizzato per ledere la quota di legittima destinata a uno o più legittimari, al fine di escluderli (pretermetterli) dalla divisione ereditaria.

Tale tipologia di trust sarebbe contrario alle norme della Convenzione dell’Aja, ove all’art. 15 sancisce che:

“Art. 15 La Convenzione non ostacolerà l’applicazione delle disposizioni di legge previste dalle regole di conflitto del foro, allorché non si possa derogare a dette disposizioni mediante una manifestazione della volontà, in particolare nelle seguenti materie:

  1. a) la protezione di minori e di incapaci;
  2. b) gli effetti personali e patrimoniali del matrimonio;
  3. c) i testamenti e la devoluzione dei beni successori, in particolare la legittima

[…]”.

 

Nella pianificazione di una successione mortis causa che abbia ad oggetto grandi patrimoni, tra cui beni mobili ed immobili, per conseguire un risparmio fiscale possono essere utilizzati altri strumenti di pianificazione, come la flat tax con riferimento ai beni detenuti all’estero.

Gli effetti della flat tax sulle imposte di successione

Le norme sulla flat tax sono fortemente innovative perché vanno a derogare il principio di territorialità del sistema di tassazione della successione.

Per i neo-domiciliati, seppur essi siano residenti in Italia, i beni esteri di loro titolarità saranno totalmente sottratti alla tassazione italiana.

 

 

 

 

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