Un Sito Web è una Stabile Organizzazione Occulta?

Per le imprese estere che attraverso il web vendono beni e servizi in Italia potrebbe emergere il problema di capire quando la loro attività sia qualificabile come una subsidiary operante in Italia, vale a dire, in presenza di quali presupposti la loro attività costituisca una stabile organizzazione italiana.

La stessa problematica potrebbe sussistere anche per le imprese italiane che vendono beni e servizi all’estero attraverso il web.

La Stabile Organizzazione è l’entità attraverso cui un’impresa estera svolge almeno una parte della sua attività in Italia, o, al contrario, un’impresa italiana svolge almeno una parte della sua attività in un Stato estero.

È importante capire quali sono i requisiti di una stabile organizzazione in Italia perché qualora l’Amministrazione Finanziaria accerti che un’impresa estera svolga la sua attività per il tramite di una stabile organizzazione occulta, assoggetterà a tassazione in Italia i proventi imputati alla medesima organizzazione, imponendo altresì il pagamento di sanzioni e interessi.

Inoltre, qualora fosse rilevata la presenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di un’impresa estera, la stessa sarebbe assoggettata agli obblighi contabili e fiscali gravanti sulle S.O. italiane, tra cui i principali sono:

Pertanto, l’amministratore dell’impresa estera, non avendo ottemperato agli obblighi dichiarativi, potrebbe essere indagato, imputato ed eventualmente condannato per il reato omessa presentazione della dichiarazione dei redditi ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000, sempreché l’imposta evasa sia superiore ad Euro 50.000.

La questione è abbastanza delicata soprattutto se si tiene in considerazione che la pena prevista per il reato sopra richiamato è compresa tra 1 anno e sei mesi e quattro anni di reclusione.

Un sito web costituisce una stabile organizzazione?

Ci si chiede se un sito web costituisca una stabile organizzazione.

Ebbene, a parte un’iniziale incertezza manifestata da parte della giurisprudenza tributaria, la tematica attualmente non sembra essere controversa.

Specificamente, il comma 5 dell’art. 162 del TUIR affronta il problema della definizione della stabile organizzazione nell’ambito del commercio elettronico, che verrebbe a configurarsi in virtù della disponibilità di un server o di un sito internet.

L’articolo in questione, chiarendo un controverso aspetto della disciplina fiscale sul commercio elettronico, ha precisato che non costituisce di per sé stabile organizzazione (permanent establishment) la disponibilità a qualsiasi titolo di elaboratori elettronici e relativi impianti ausiliari che consentano la raccolta e la trasmissione di dati ed informazioni finalizzati alla vendita di beni e servizi.

Rientrerebbero nell’ambito di applicazione di tale disposizione normativa tanto il server che supporta un sito internet, quanto lo stesso sito web.

Tuttavia l’OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), prendendo le mosse dall’inidoneità dell’attuale normativa fiscale nazionale ed  internazionale di attrarre a tassazione i proventi derivanti dall’economia digitale, sta provvedendo ad elaborare una serie di principi volti ad imporre la tassazione alla fonte degli e-commerce (Source-Based Income Taxation).

In virtù del principio “source-based income” un’impresa che vende beni e servizi tramite web non è soggetta a tassazione nel Paese in cui ha la residenza fiscale “residence country”, bensì nel Paese in cui ritrae la maggior parte del suo reddito “source country”.

Il principio source-based income elaborato dall’Ocse

In un futuro non troppo lontano il principio “source-based income” potrebbe creare notevoli problematiche fiscali alle imprese web-based operanti nel mondo dell’economia digitale.

Si deve infatti osservare che il suddetto principio entra in conflitto con il world wide taxation principle, che imponendo la tassazione alle imprese residenti per i redditi prodotti ovunque nel mondo, genera disarmonie che il nostro legislatore fiscale sarà chiamato a dirimere con urgenza, fissando regole e princìpi certi di tassazione.

Il rischio da evitare è quello di passare da una doppia non imposizione ad una doppia tassazione delle attività economiche che vendono prodotti e servizi sul web.

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