Società a Malta: perché è meglio evitarla?

Conviene davvero aprire una società a Malta?

Sono molti gli imprenditori italiani, soprattutto quelli che gestiscono business digitali e che vendono beni de-materializzati, che hanno preferito abbandonare l’Italia e localizzare una società a Malta per pagare meno tasse (imposte sui redditi, iva).

A parte il fenomeno “esterovestizione” che può manifestarsi con riferimento ad una società maltese nel caso in cui il director gestisca la società dall’Italia, le problematiche principali che si devono affrontare sono ben altre: la CFC rule e la tassazione dei dividendi.

Cos’è la CFC rule?

Ve lo spiego dopo.

Prima scopriamo i vantaggi (effimeri) per cui un imprenditore italiano decide di aprire una società a Malta.

Ho già anticipato che le ragioni per cui un imprenditore italiano decide di localizzare il proprio business o impresa nell’isola maltese, sono prevalentemente di ordine fiscale.

Le tasse a Malta sono molto basse, non solo sulle persone fisiche ma anche sulle società maltesi.

A dire il vero, l’aliquota di tassazione dei redditi delle società maltesi non è affatto bassa in quanto si attesta sul 35%, tuttavia Malta rimborsa al socio un ammontare che può arrivare ai sei settimi dell’imposta pagata, determinando in questo modo un prelievo effettivo del 5%.

Insomma, sembrerebbe che localizzare o aprire una società offshore a Malta sia molto conveniente sotto il profilo delle tasse e non solo sotto questo aspetto: Malta offre una burocrazia snella ed efficace, moderati costi di gestione di un business e la possibilità di utilizzare un’intestazione fiduciaria.

Tra l’altro, i costi di costituzione di una società offshore maltese sono alla portata di qualsiasi imprenditore: con soli 99 Euro in rete è possibile acquistare il Pacchetto “Costituzione di una Società a Malta” che comprende l’insediamento completo di un business (Costituzione della Società + Apertura del conto Corrente Bancario + IVA + Registrazione Fiscale).

Chi offre tale soluzione per l’apertura di una società maltese a costi molto bassi, potrebbe non essere conscio dei rischi che tale scelta può comportare.

La costituzione di una società maltese, a prescindere dal fatto che abbia o meno un director che operi dall’Italia o meno, è soggetta, ove il socio risulti essere residente in Italia, all’applicazione della normativa “Controlled Foreign Companies” o CFC rule.

In sostanza, la normativa fiscale sulle CFC, prevista dall’articolo 167 del Tuir, stabilisce un regime di tassazione per “trasparenza” in capo al socio residente in Italia, dei redditi realizzati dalle sue controllate estere domiciliate in Stati con regime fiscale privilegiato, indipendentemente dalla effettiva percezione degli stessi.

Le regole CFC si applicano a prescindere dal fatto che Malta sia stata espunta dalla lista dei paesi black list di cui al D.M. 21.11.2001.

Nell’ipotesi in cui i soggetti controllati siano localizzati in Stati o territori diversi da quelli black list o in Stati appartenenti all’Unione Europea e aderenti allo Spazio economico europeo, trova applicazione la CFC rule qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

  1. i soggetti controllati sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella a cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia;
  1. i soggetti controllati hanno conseguito proventi derivanti per più del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica, nonché dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari (reddito “passivo”). (Si tratta soprattutto di holding).

Esempio:

Il sig. Mario Rossi ha una partecipazione totalitaria nella società “Alfa l.t.d.”.

Alfa l.t.d. consegue un reddito imponibile di 100, soggetto ad una tassazione effettiva del 5% (aliquota del 35% con rimborso dei 6/7).

La tassazione effettiva della società maltese è quindi inferiore a più della metà di quella vigente in Italia, in quanto, su un reddito imponibile di 100, la società italiana Alfa s.r.l. avrebbe dovuto pagare il 24% di Ires[1].

Tra l’altro, risulta che Alfa l.t.d. ritrae la maggior parte dei suo reddito dalla gestione di proprietà intellettuali (royalty company) o di partecipazioni (holding company).

Pertanto, la società maltese è soggetta all’applicazione del regime CFC.

Di conseguenza, il reddito imponibile di Alfa l.t.d. è imputato integralmente e per trasparenza al socio Mario Rossi , anche se non distribuito.

Il sig. Mario Rossi è soggetto alla dichiarazione di un reddito di 100 ai fini irpef.

 

La tassazione dei dividendi derivanti da una partecipazione in una società maltese

La circostanza che il socio dell’impresa maltese sia residente in italia, riverbera i suoi effetti non solo sull’applicazione della CFC rule, bensì anche sulla tassazione dei dividendi percepiti dall’estero (Malta).

La tassazione dei dividendi derivanti da partecipazione in una società maltese (società estera comunque assoggettata a un’imposizione inferiore del 50 per cento rispetto a quella italiana in virtù di “regimi speciali”) è del tutto similare a quello previsto per i dividendi da partecipazione qualificata. La differenza sostanziale risiede nella circostanza che essi partecipano per intero alla base imponibile del socio ai fini dell’irpef (non solo per il 49,72% come avviene per dividendi da partecipazione qualificata in regime di white list).

Tra l’altro, i dividendi corrisposti da società maltesi e percepiti con l’intervento di intermediari residenti (quale ad esempio una banca), sono assoggettati ad una ritenuta del 26% a titolo di acconto sull’intero ammontare del provento, diminuito di eventuali ritenute estere (“netto frontiera”).

Esempio:

Il sig. Mario Rossi decide di aprire una società a Malta. Pertanto costituisce l’impresa maltese “Alfa l.t.d.”, con una partecipazione totalitaria nella stessa.

Alfa l.t.d. consegue un reddito imponibile di 105,26 e,  con una  tassazione effettiva pari al 5%, distribuisce un dividendo di 100, riuscendo ad evitare l’applicazione della CFC rule.

Tuttavia, permane il problema relativo alla tassazione dei dividendi maltesi, ecco perché:

  • In via generale, I dividendi distribuiti da società di Malta non sono soggetti a ritenuta, tuttavia, sono assoggettati ad una ritenuta del 15%, se gli stessi sono pagati con profitti per i quali la società beneficia di agevolazioni fiscali. Quindi, in questo caso si applica una ritenuta del 15%. Di conseguenza il dividendo netto si riduce a 85 (100 -15). (85 viene definito come “netto frontiera”).

 

  • I dividendi derivanti dalla partecipazione in Alfa l.t.d., infatti, sono riscossi tramite una banca italiana, che opera una ritenuta del 26% a titolo d’acconto. Di conseguenza la ritenuta sarà pari a: 86 – (26% di 86) -> 86 – 22,1 -> 63,9. Tuttavia, la ritenuta sarà scomputata dall’imposta lorda.

 

  • Il dividendo deve essere dichiarato e partecipa per intero alla formazione della base imponibile irpef del socio. Sebbene l’irpef prevede un sistema di tassazione progressivo a scaglioni, possiamo immaginare una tassazione del 28%, per avere un’idea. Pertanto, il dividendo netto sarà pari a: ->  86 – 28% -> 86 – 24,08 -> 61,92

 

Da come possibile verificare non è conveniente aprire una società a Malta per pagare meno tasse, in quanto la tassazione effettiva potrebbe essere di gran lunga maggiore di quella prevista.


NOTE


[1] Per capire quando i soggetti controllati sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella a cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia, occorre fari riferimento al provvedimento del 16 settembre 2016 del Direttore dell’agenzia delle Entrate, con sui sono state stabilite le linee guida per determinare la effettiva tassazione effettiva estera subita dalla controllante nonché la tassazione virtuale domestica.

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