Avviso di accertamento e Procedimento Tributario di Accertamento

L’atto finale di un controllo tributario è l’AVVISO o ATTO DI ACCERTAMENTO emesso dall’Agenzia delle Entrate o dalle altre Agenzia fiscali dell’amministrazione finanziaria.

L’avviso di accertamento è il provvedimento amministrativo attraverso il quale si esplica la pretesa tributaria da parte del fisco: con tale atto l’amministrazione fiscale determina “se” il contribuente sia debitore d’imposta e “quanto”, applicando eventualmente sanzioni ed interessi.

Viene anche definito atto impositivo, in quanto è un tipo di atto destinato ad incidere autoritativamente nella sfera giuridica di terzi (contribuente), a prescindere dal consenso di questi.

L’atto di accertamento emesso a seguito di un controllo sostanziale è un atto esecutivo.

L’esecutività consiste nel fatto che l’atto impositivo costituisce un titolo necessario e sufficiente per iniziare l’esecuzione forzata sui beni del contribuente da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Fino a qualche hanno fa (2011) l’Amministrazione Finanziaria aveva maggiori difficoltà  a riscuotere un credito tributario, in quanto gli avvisi di accertamento non erano esecutivi. Di conseguenza, l’Agenzia delle Entrate doveva passare le carte all’Ente della Riscossione (Equitalia), che, per poter riscuotere coattivamente il tributo, doveva formare il c.d. ruolo (iscrizione a ruolo). Da quando gli atti impositivi hanno acquisito l’efficacia di titolo esecutivo, lo stesso costituisce titolo per iniziare l’esecuzione forzata, decorsi inutilmente 60 giorni dalla notifica dell’atto.

Va detto che l’atto di accertamento, così come gli altri atti del fisco, è un atto vincolato, nel senso che non è un provvedimento discrezionale.

Gli organi accertatori dell’amministrazione finanziaria, nel porre in essere gli accertamenti tributari, devono interpretare e applicare la legge, senza avere la possibilità di scegliere come meglio ponderare tutti gli interessi in gioco (quello del contribuente e quello del fisco) per il miglior soddisfacimento dell’interesse pubblico. Nel procedimento amministrativo di accertamento tributario l’interesse pubblico preminente è l’interesse dello Stato ad incamerare le risorse erariali.

Tuttavia, pur essendo vincolata, l’attività dell’amministrazione finanziaria è di tipo valutativo, nel senso che gli organi accertatori per assumere la decisione finale, devono valutare determinati elementi di fatto: come ad esempio in che misura la posizione di un contribuente, sottoposto ad accertamento, rientri nel campo di applicazione di una determinata norma tributaria.

 

STRUTTURA DELL’AVVISO DI ACCERTAMENTO

L’atto accertativo, così come la maggior parte degli atti amministrativi, ha forma scritta.

Per quanto riguarda la struttura dell’avviso, la stessa contiene l’indicazione per iscritto dei seguenti elementi:

  • INTESTAZIONE dell’autorità che ha emesso l’atto;
  • PREAMBOLO: indicazione delle norme di legge o i regolamenti in base ai quali l’atto è stato adottato;
  • PARTE SOSTANZIALE, che comprende MOTIVAZIONE e DISPOSITIVO dell’atto;
  • LUOGO: il luogo in cui è stato emanato l’atto;
  • DATA;
  • FIRMA dell’autorità che emana l’atto.

CONTENUTO DELL’AVVISO DI ACCERTAMENTO

Soffermandoci in modo più approfondito sulla parte sostanziale dell’avviso, va evidenziato che il contenuto dell’atto di accertamento contempla 2 elementi essenziali:
– MOTIVAZIONE: indica gli elementi di fatto e di diritto che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione finanziaria (l’iter logico che ha portato all’atto finale);
– DISPOSITIVO: stabilisce cosa ha disposto l’ufficio (la dichiarazione di volontà dell’amministrazione finanziaria).

Per quanto riguarda le imposte sui redditi il contenuto dell’atto di accertamento è stabilita dall’art. 42 del D.P.R. 600/73, il quale prevede che “L’avviso di accertamento deve recare l’indicazione dell’imponibile o degli imponibili accertati, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d’imposta, e deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato”.

L’art. 42 del D.P.R. 600/73 indica che uno degli elementi fondamentali dell’atto finale del procedimento di accertamento è la motivazione, che reca i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della decisione dell’amministrazione finanziaria.

I presupposti di fatto sono gli elementi di fatto controllati e accertati dai verificatori (ad esempio, costituisce un elemento di fatto la contabilità di un’impresa che non ha presentato la dichiarazione dei redditi); le ragioni giuridiche sono le norme giuridiche in virtù delle quali la società avrebbe dovuto presentare la dichiarazione e i riferimenti normativi ai poteri di accertamento degli organi dell’amministrazione finanziaria che hanno effettuato il controllo tributario.

L’art. 42 stabilisce altresì che l’atto di accertamento, oltre alla motivazione, deve indicare qual è l’ufficio a cui rivolgersi per chiarimenti, chi è il responsabile del procedimento, qual è l’autorità competente per l’eventuale riesame, qual è il giudice competente e qual è il termine per fare impugnazione. In mancanza di uno di tali elementi essenziali l’avviso di accertamento è nullo (in tal caso si parla di nullità dell’avviso).

 

 ACCERTAMENTO E VERIFICHE FISCALI

Si è detto che l’atto di accertamento è l’atto finale del procedimento amministrativo di accertamento: difatti lo stesso può essere preceduto da altri atti definiti endoprocedimentali, come il processo verbale di constatazione (detto p.v.c.).

Il p.v.c. è l’atto redatto dall’Agenzia delle Entrate, dall’Agenzia delle Dogane o dalla Guardia di Finanza, al termine di controlli o verifiche fiscali, che hanno sempre carattere sostanziale.

I controlli sostanziali vengono posti in essere attraverso accessi, ispezioni e verificazioni presso i locali di un’azienda, al fine controllare i fatti sostanziali che stanno alla base della dichiarazione fiscale (dichiarazione dei redditi e/o iva o altri tributi), come, ad esempio: la regolarità della contabilità, del bilancio, dei rapporti di lavoro in essere, della presenza beni strumentali dell’impresa o la regolarità delle deduzioni indicate nelle dichiarazioni fiscali del contribuente e così via…

Il processo verbale di constatazione è il verbale finale che racchiude gli esiti del controllo. Sulla base dello stesso l’Amministrazione finanziaria emetterà il successivo avviso di accertamento tributario esecutivo, dando preventivamente al contribuente 60 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni.

Prima della scadenza del termine di 60 giorni, l’Amministrazione finanziaria non può emettere un eventuale avviso di accertamento ai sensi dell’art. 12 della legge n. 212/2000, con la conseguenza che ove l’A.F. vìoli tale disposizione, l’atto di accertamento è nullo.

RICORSO CONTRO L’AVVISO DI ACCERTAMENTO

Contro l’atto di accertamento si può presentare ricorso in Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla data di notifica dello stesso.

Tuttavia, per proporre ricorso contro un avviso di accertamento il cui valore sia non superiore ad Euro 20.000,00, è necessario preventivamente avviare la procedura del reclamo – mediazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. 

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