Antiriciclaggio Avvocati: GUIDA Obblighi e Sanzioni 231

Il presente articolo costituisce una guida succinta sui principali adempimenti antiriciclaggio previsti per gli avvocati.

La normativa ammnistrativa sull’antiriciclaggio contempla una serie di misure volte alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio.

Il decreto legislativo 231 contempla una serie di prescrizioni a carico di determinate categorie di professionisti: dottori commercialisti, CED, CAF, notai, revisori contabili, agenti immobiliari, società di recupero crediti e avvocati.

In questa breve guida verranno disaminati gli obblighi principali posti a carico dei professionisti forensi, al fine di rendere alquanto semplice la comprensione della normativa antiriciclaggio.

NORMATIVA ANTIRICICLAGGIO PER GLI AVVOCATI

Gli obblighi antiriciclaggio posti a carico degli avvocati sono spesso trascurati da taluni studi legali, in ragione della diffusa incertezza regnante intorno alle procedure da adottare per il rispetto della normativa.

Conseguentemente, nell’ambito degli studi legali è proliferato il rischio di compiere violazioni penali e amministrative, sanzionate ai sensi del decreto 231 .

La legge di riferimento della normativa contro il lavaggio di denaro sporco, sia per gli avvocati (così come per le altre categorie professionali), è il decreto legislativo 231 del 2007 (Legge Antiriciclaggio).

L’errore più diffuso, compiuto dagli operatori degli studi legali nell’applicazione della normativa sull’anti-moneylaundering, è ritenere che gli obblighi previsti dal decreto 231 (adeguata verifica della clientela, registrazione delle operazioni e segnalazione all’uif), sussistono solo quando vi sia il rischio che il cliente stia compiendo un’attività di riciclaggio di proventi di fonte illecita, sussumibile sotto la fattispecie del reato di riciclaggio prevista dall’art. 648 bis.

Niente di più errato!

Le fattispecie di riciclaggio previste dalla normativa 231 sono ben più ampie del norma incriminatrice di carattere penale.

La norma penale sul riciclaggio è configurabile quando vengono ripuliti  proventi di natura delittuosa[1]. In sostanza, affinché si possa parlare di riciclaggio è necessario che i proventi derivino non da qualsiasi tipologia di reato, bensì da un “delitto”.

Peraltro, deve trattarsi di delitto non colposo, vale a dire, un delitto doloso (o almeno preterintenzionale).

La disciplina amministrativa stabilita dal decreto 231, contempla una definizione più ampia di riciclaggio, comprendendo qualsiasi operazione tesa al lavaggio di proventi di origine criminosa (qualunque sia la tipologia di reato).

Tra l’altro, il campo di applicazione della normativa amministrativa è più ampio di quella penale, perché contempla anche l’autoriciclaggio, condotta che fino al 31 dicembre 2014, in virtù di una lacuna normativa, non era perseguibile penalmente. Tuttavia, dal 1° gennaio 2015 è stato inserito anche nel codice penale il delitto di autoriciclaggio.

OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO PER GLI AVVOCATI

Si deve subito precisare che gli obblighi antiriciclaggio – ai sensi dell’art. 12 della Legge Antiriciclaggio – si applicano ai professionisti forensi solo quando:

  1. compiono in nome o per conto del proprio cliente qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare, o
  2. assistono il proprio cliente nella predisposizione o realizzazione di operazioni riguardanti:
  • il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche;
  • la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni;
  • l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli;
  • l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società;
  • la costituzione, la gestione o l’amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi.

Guida antiriciclaggio predisposta dal Consiglio nazionale forense

Per assolvere gli obblighi aml previsti per gli avvocati, il consiglio nazionale forense ha predisposto una guida.

Il Cnf ha sintetizzato nella seguente guida i principali obblighi.

Ecco il link per scaricarla: GUIDA ANTIRICICLAGGIO CNF

 

OBBLIGHI PRINCIPALI

Vediamo quali sono gli obblighi per gli studi legali:

  • identificare il cliente e il c.d. titolare effettivo;
  • registrare e conservare i dati della clientela;
  • segnalare all’Unità di Informazione Finanziaria (“UIF”) istituita presso la Banca di Italia, qualora l’Avvocato sappia, sospetti o abbia motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;
  • l’obbligo di formazione del personale e dei collaboratori;
  • l’obbligo di segnalare al Ministero dell’Economia trasferimenti di denaro contante effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi per importi pari o superiori a 3.000,00 Euro.

L’identificazione del cliente dello studio legale

Quando scatta l’obbligo di identificazione del cliente?

Un “falso mito” è quello di ritenere che la disciplina antiriciclaggio, e specificamente, l’obbligo di identificazione della clientela, si applica agli Avvocati, solo quando il cliente dello studio legale stia per porre in essere un’operazione del valore superiore ad euro 15.000.

Invero, l’obbligo di identificazione a carico dei professionisti forensi scatta:

  • relativamente al cliente riguardo al quale la prestazione fornita abbia ad oggetto mezzi di pagamento, beni od utilità di valore superiore a 15.000,00 Euro o comporti la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari e superiore a 15.000, 00 Euro, anche mediante più operazioni che appaiono tra loro collegate per realizzare un’operazione frazionata;
  • in presenza di operazioni finanziarie;
  • in presenza di operazioni di valore indeterminato o non determinabile;
  • nel caso di costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe;
  • quando vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati ottenuti ai fini dell’identificazione di un cliente.

Come e quando si identifica il cliente dello studio legale?

Il cliente dello studio s’identifica tramite il controllo di un documento d’identità, valido e non scaduto.

L’identificazione va estesa anche al soggetto per conto del quale il cliente eventualmente operi (il cd. “titolare effettivo”).

Nel caso del cittadino extracomunitario sfornito di documento di identità, l‘identificazione può essere fatta tramite il permesso di soggiorno oppure il titolo di viaggio per stranieri rilasciato dalla Questura.

Sotto il profilo temporale, l’identificazione da parte dell’Avvocato o di un suo delegato deve essere effettuata al momento in cui vi è l’accettazione dell’incarico di svolgere una prestazione professionale o entro il momento in cui l’Avvocato inizia a svolgere la prestazione professionale a favore del Cliente, se precedente.

Per effettuare l’identificazione regolarmente è necessaria la presenza fisica del cliente, a meno che:

  • lo stesso non sia stato precedentemente identificato (con informazioni aggiornate);
  • i dati identificativi del cliente risultino da atto pubblico, scrittura privata autenticata o documenti firmati digitalmente;
  • i dati identificativi risultino da dichiarazione dell’autorità consolare italiana o da altro professionista, residente in un paese U.E., sottoposto agli obblighi della Direttiva Antiriciclaggio.

OBBLIGO DI REGISTRAZIONE

Dopo l’adeguata verifica della clientela, l’Avvocato ha l’obbligo di registrare e conservare i dati del cliente e delle operazioni richieste dallo stesso.

Per registrare le operazioni lo studio legale può utilizzare alternativamente:
– un archivio informatico,
– un registro cartaceo antiriciclaggio.

Per assolvere gli obblighi registrazione ai fini della disciplina anti-money laundering, lo studio legale non può utilizzare un registro informatico elaborato in excel.

L’archivio informatico antiriciclaggio deve rispettare determinate specifiche tecniche che ne garantiscano l’inalterabilità.

Con riferimento alla seconda tipologia, al fine di istituire il registro cartaceo l’Avvocato o il suo delegato dello studio legale non può utilizzare fogli mobili.

Può acquistare invece il registro antiriciclaggio della buffetti o scaricare un modello di registro della clientela su file pdf, da stampare e rilegare.

Obbligo di segnalazione delle operazioni sospette

 Qualora l’Avvocato sappia, sospetti o abbia motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ha l’obbligo di effettuare una segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria (“UIF”) istituita presso la Banca di Italia.

Per valutare la sussistenza nel caso concreto dei presupposti essenziali per operare la segnalazione di operazione sospetta l’Avvocato deve osservare congiuntamente, ma non esaustivamente:

La trasmissione all’Unità di Informazione Finanziaria della segnalazione di operazione sospetta di riciclaggio è effettuata con modalità telematiche, sul sito internet dell’U.I.F., al seguente link: https://infostat-uif.bancaditalia.it/

La segnalazione va effettuata, ove possibile, prima dell’accettazione dell’incarico e, comunque senza ritardo.

E’ previsto l’assoluto riserbo sull’identità di chi segnala. Peraltro, la segnalazione deve essere priva di qualsiasi riferimento al nominativo della persona fisica segnalante.

Ricevuta la segnalazione, l’U.I.F.:

  • trasmette la stessa segnalazione, corredata da una relazione, Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV)e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) per gli eventuali approfondimenti investigativi;
  • comunica alla Procura della Repubblica i fatti di che costituiscono reato;
  • archivia le segnalazioni che reputa infondate, dandone notizia al segnalante.

Esenzione obbligo di segnalazione

 Il decreto 231 contempla alcune ipotesi e circostanze, la cui ricorrenza determina l’esenzione dell’obbligo di segnalazione.

L’esenzione opera con riferimento alle:

  • informazioni riferite dal cliente e riguardanti un procedimento giudiziario (inclusi i procedimenti arbitrali ed i procedimenti innanzi ad organismi di conciliazione previsti dalla legge).
  • informazioni prodromiche all’espletamento dei compiti di difesa;
  • informazioni ricevute dall’Avvocato con riferimento alla consulenza sulla possibilità di intentare o evitare un procedimento giudiziario;
  • informazioni fornite dal cliente al fine di consentire all’Avvocato di esaminare la propria “posizione giuridica”.

Le verifiche antiriciclaggio

Le verifiche sul rispetto degli obblighi d’identificazione, documentali, di segnalazione, e di adeguata formazione dei collaboratori dello studio, vigenti ai fini dell’antiriciclaggio, sono compiute dalla Guardia di Finanza.

Le sanzioni antiriciclaggio

Le sanzioni sono irrogate dal MEF (Ministero Economia e Finanze).

Le principali sanzioni sono:

 

VIOLAZIONESANZIONE
Mancato assolvimento degli obblighi di identificazione.Sanzione amministrativa compresa tra 5.000,00 e 30.000,00 Euro.
Mancato assolvimento degli obblighi di registrazione ovvero la registrazione tardiva o incompleta.Sanzione amministrativa compresa tra 5.000,00 e 30.000,00 Euro.
L’adempimento degli obblighi di identificazione e registrazione con mezzi fraudolenti, al fine di ostacolare l’identificazione del cliente.Sanzione amministrativa compresa tra 10.00,00 e 30.000,00 Euro.
Violazione dell’obbligo di istituire il registro della clientela ai fini antiriciclaggio.Sanzione amministrativa compresa tra 5000,00 e 30.000,00 Euro.
Violazione dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette.Salvo che il fatto costituisca reato, sanzione amministrativa compresa tra l’1% al 40% dell’operazione non segnalata.
Violazione degli obblighi informativi nei confronti della UIF.Sanzione pecuniaria da 5.000,00 a 50.000,00 Euro.
Violazione del divieto di comunicazione al cliente o a terzi dell’avvenuta segnalazione.Salvo che il fatto costituisca più grave reato, l’arresto da sei mesi a un anno o l’ammenda da 5.000 a 50.000 euro.

 

NOTE:

[1] Specificamente,  quando vengono compiute operazioni di sostituzione, trasferimento e/o occultamento dell’identificazione dell’origine dei profitti.

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