Trasferire la Residenza all’Estero per fini Fiscali


Ecco come si fa a trasferire la residenza fiscale all’estero, in maniera legale senza rischiare accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Per capire come trasferire la residenza fiscale all’estero per ottenere legittimi benefici fiscali, non è sufficiente prendere un aereo, trovare casa all’estero e vivere per la maggior parte dell’anno fuori dai confini nazionali.

Per operare nella legalità si devono compiere alcuni adempimenti fiscali e burocratici preliminari.

Ho scritto questa guida proprio per aiutare gli imprenditori a capire come trasferirsi all’estero per pagare meno imposte (irpef, ires, iva ecc.) in maniera del tutto legale, senza correre il rischio di ricevere cartelle esattoriali, avvisi di accertamento e sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Trasferirsi a Malta, trasferirsi alle Canarie, ottenere la residenza in Svizzera o lo status di residenza in Bulgaria o trasferirsi in un paradiso fiscale come Panama, può sembrare alquanto semplice, ma devi sapere che alcuni Stati richiedono il possesso di determinati requisiti di reddito, un conto bancario all’estero, un contratto di locazione registrato ecc.

Insomma, ottenere la residenza fiscale estera non sempre è un’operazione semplicissima, ma ancora più difficile è conseguire  la perdita della residenza fiscale italiana.

Cos’è la residenza fiscale Italiana?

La residenza fiscale e la residenza civilistica sono concetti che non coincidono perfettamente e questo è un punto che ho già esaminato in questo famoso articolo Come lavorare all’estero senza avere problemi con il Fisco: linee guida.

La residenza fiscale è un concetto più ampio: ai fini delle imposte sui redditi si considera residente in Italia chi, per la maggior parte dell’anno d’imposta, ha in Italia almeno uno dei seguenti elementi di collegamento:

  • Domicilio;
  • È iscritto all’Anagrafe della popolazione residente;
  • Residenza civilistica.

In altre parole, basta anche la sussistenza di un solo elemento e il Fisco mi considera residente in Italia.

Pertanto, anche se ho trasferito il mio domicilio fiscale all’estero (Spagna ad esempio), ma non ho provveduto a cancellarmi dall’Anagrafe della popolazione residente e iscrivermi all’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero), risulterò lo stesso un soggetto passivo d’imposta in ITALIA.

La conseguenza è che non solo devo pagare le tasse all’estero, ma anche allo Stato Italiano.

La stessa sorte toccherà a chi si trasferisce all’estero, provvedendo a cancellarsi dall’ANAGRAFE della popolazione residente, ma rimanendo all’estero solo per alcuni mesi, per poi rientrare in Italia.

Esempio sui rischi di un (errato) trasferimento all’estero

Esempio:

Il 1° Gennaio 2017 mi trasferisco a Malta, dove prendo in affitto una casa, presso cui dichiaro la mia residenza estera.

Prima di partire compilo la dichiarazione d’espatrio presso il mio comune d’origine, facendomi cancellare dall’anagrafe della popolazione residente.

Tuttavia, a Malta ci sto solo per 4 mesi: il 1° Maggio 2017 ritorno in Italia, ma lascio le cose così come stanno, senza provvedere a dichiarare di nuovo la mia residenza in Italia.

Negli anni successivi, non provvedo a presentare la dichiarazione dei redditi, pagando le tasse solo allo Stato maltese su un reddito annuo di Euro 150.000.

Il 30 novembre 2020 il Fisco viene a bussare alla mia porta. Il messo mi notifica una raccomandata in busta verde, che mi intima il pagamento entro 60 giorni di Euro 230.680,00 (57.670,00 per ogni anno + 1/3 di sanzioni).

Il mio debito tributario negli anni è:

  • Anno 2017: L’irpef evasa è pari ad Euro 76.893 (57.670,00 + 19.223,00);
  • Anno 2018: L’irpef evasa è pari ad Euro 76.893 (57.670,00 + 19.223,00);
  • Anno 2019: L’irpef evasa è pari ad Euro 76.893 (57.670,00 + 19.223,00).

Il TOTALE è Euro 230.680,00.

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate provvede a denunciarmi alla Procura della Repubblica, in quanto, non ho presentato la dichiarazione dei redditi per gli anni 2017, 2018 e 2019, avendo altresì superato, per ogni anno d’imposta, la soglia di evasione pari ad Euro 50.000,00 (soglia di punibilità).

A questo punto cosa succede?

Come conseguenza del mio fittizio trasferimento all’estero, non solo sono obbligato a pagare le tasse evase negli anni + le sanzioni amministrative tributarie, ma dovrò anche affrontare 3 distinti procedimenti penali.

Se infatti verrò rinviato a giudizio dal G.I.P. (molto probabile), sarò processato, molto probabilmente, dinanzi a 3 distinti giudici. Dovrò difendermi per ben 3 volte dall’accusa di essere considerato un evasore fiscale.

A prescindere dal rischio di finire in gattabuia, la parcella del mio avvocato penalista sarà salatissima.

Cosa ho sbagliato?

Ho trasferito all’estero la residenza solo “formalmente”.

Il fenomeno dei c.d. trasferimenti fittizi di residenza all’estero

In questi anni il Fisco sta focalizzando la sua attenzione proprio sui c.d. trasferimenti fittizi all’estero, ovverosia su quei contribuenti italiani che, per ottenere vantaggi fiscali, spostano solo formalmente la loro residenza fiscale all’estero, mentre in sostanza continuano ad avere forti legami con il territorio italiano (hanno imprese, famiglia ecc.).

Si badi bene che non è un illecito trasferire il domicilio fiscale all’estero per ottenere un vantaggio fiscale, purché tale trasferimento sia effettivo e non solo formale.

Lo stesso vale per una società che sposta la sua sede legale all’estero, per beneficiare di un regime di tassazione più mite rispetto all’Italia, ebbene qualora il trasferimento sia effettivo ed effettuato nel rispetto delle leggi fiscali italiane, non può certo parlarsi di esterovestizione o elusione fiscale.

Torniamo all’esempio delle persone fisiche.

Una persona fisica che intende trasferire il suo domicilio fiscale all’estero, oltre a dover risiedere per più almeno 183 giorni l’anno (maggio parte del periodo d’imposta) nel paese estero e ad iscriversi all’AIRE, deve stare attenta a non presentare ulteriori criteri di collegamento con il territorio italiano.

Criteri di collegamento con il territorio italiano

L’Agenzia delle Entrate, per attrarre in Italia la residenza di soggetti italiani espatriati, tende a considerare la sussistenza di una serie di elementi, tra cui:

  • Lo svolgimento in Italia di attività lavorative o professionali o incarichi in soggetti economici italiani (società commerciali, enti non commerciali, trust, direzione di uffici ecc..)
  • Indizi circa la persistenza sul territorio nazionale del cento degli interessi economici, familiari e sociali.

Soffermiamoci soprattutto su quest’ultimo concetto: “centro degli interessi, economici, familiari e sociali”, cosa significa?

Centro degli interessi economici familiari e sociali… che?

Le circolari AdE n. 304/E del 2 dicembre 1997 e n. 140/E del 24 giugno 1999, lasciano intendere che il “centro degli interessi economici, familiari e sociali” di un contribuente sia non altro che il luogo in cui il soggetto espatriato detiene prevalenti legami di tipo affettivo, familiare e/o rapporti sociali.

Esempio:

Mi trasferisco a San Marino, ma ho moglie, figli amici e parenti in Italia.

Di conseguenza, il centro dei miei legami affettivi, familiari e sociali è localizzato in Italia. Per l’Agenzia delle Entrate, quindi, devo pagare le imposte sui redditi in Italia.

Il problema principale però è che anche San Marino mi costringe a pagare le imposte allo Repubblica del Titano, perché ho un domicilio fiscale san Marinese. Per risolvere questo conflitto devo ricorrere alla Convenzione contro le doppie imposizione Italia San Marino. (Fornire un’analisi dettagliata della Convenzione contro la doppia imposizione Italia – San marino, non è lo scopo di questo articolo).

Come si determina il centro degli interessi economici, familiari e sociali?

Per capire come di determina il centro degli interessi economici, familiari e sociali, di soggetti che si sono trasferiti all’estero, le circolari AdE fanno riferimento alla presenza dei sotto indicati elementi:

  • Possesso in Italia di beni immobili e/o mobili registrati (case, terreni, autoveicoli, navi da diporto ecc.);
  • Sussistenza di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico, sociale, culturale e ricreativo;
  • Compimento di atti registrati in Italia (trust, persone giuridiche, affitti in Italia);
  • Segnalazioni di movimenti di capitali (esempio: ho conti in Italia su cui faccio transitare somme ingenti);
  • Rappresentanze e/o interessi in società di diritto italiano;
  • Familiari aventi dimora abituale sul territorio nazionale, con particolare riferimento al coniuge e ai figli minorenni;
  • La partecipazione ad eventi pubblici in Italia;
  • Frequentazione e partecipazione ad eventi e/o spettacoli sul territorio nazionale.

La rilevanza degli elementi che vi ho citato, deve far capire soprattutto agli expat, che un trasferimento di residenza fuori dall’Italia, deve essere pianificato con cura, al fine di non correre alcun rischio di natura fiscale.

La cancellazione della residenza fiscale italiana non è una semplice formalità, ma occorre seguire un metodo ben preciso.

Procediamo per step.

Come Trasferire La Residenza Fiscale All’estero in modo corretto

  1. La Procedura per trasferirsi

Per perdere la residenza fiscale italiana, un cittadino che intende trasferirsi all’estero, deve effettuare uno step formale e uno step sostanziale, dovendo:

  • Cancellarci dall’anagrafe della popolazione residente e iscriversi all’AIRE (step formale);
  • Andare a vivere all’estero per almeno 183 giorni all’anno, spostando lì il suo domicilio e la sua residenza (step sostanziale).

A tale fine è necessario possedere una casa all’estero (prenderla in affitto, comprarla, stipulare un contratto di comodato d’uso ecc.). Questo perché se riesco a dimostrare di aver un luogo in cui vivere all’estero attraverso un contratto di locazione, di comodato d’uso ecc. potrò agevolmente difendermi dalle accuse di un trasferimento fittizio di residenza.

 

  1. Il Problema dei Paesi black list e la presunzione di residenza

Si il cittadino italiano si trasferisce in un Paese black list (Panama ad esempio) possono presentarsi grossi problemi.

In tal caso, opera infatti la presunzione di residenza di cui all’art. 2, comma 2 bis, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, secondo cui si considerano residenti, salvo prova contraria, i cittadini cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati negli Stati o territori a fiscalità privilegiata di cui al D.M. 4 maggio 1999.

Ovviamente, il problema è risolvibile:

Il cittadino italiano che si trasferisce in un paradiso fiscale o in un Paese a fiscalità privilegiata indicato nelle apposite black list, ha la possibilità di dimostrare che il suo trasferimento non è fittizio, presentando idonea documentazione atta a comprovare che egli vive stabilmente all’estero.

  1. Tasse

Se risiedo formalmente e sostanzialmente all’estero, non devo pagare le imposte sui redditi in Italia sulla parte di reddito che produco all’estero.

Esempio, se vivo in Germania e ricevo uno stipendio erogato da un datore di lavoro tedesco, un compenso da amministratore di società tedesca, redditi da partecipazione da società, redditi fondiari e da fabbricato siti in Germania o all’estero, dovrò pagare solo le imposte sui redditi in Germania, non essendo obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia.

Utilizzando lo stesso esempio, se invece, pur essendo residente fiscale in Germania, vengo a lavorare in Italia per una ditta italiana, devo pagare le imposte sui redditi in Italia sulle retribuzioni percepite (salvi i casi di applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Germania).

In questo caso darà la società italiana, in qualità di sostituto d’imposta, a versarmi le ritenute irpef.

Morale della favola:

Se ho trasferito la residenza fiscale all’estero, pago le tasse all’estero, ma, se una parte di questi redditi è prodotta in Italia, pago le imposte sui redditi anche allo Stato italiano solo sulla porzione di reddito italiana.

  1. Iscrizione AIRE

I cittadini italiani che si trasferiscono fuori dal territorio nazionale per più di un anno hanno il diritto-dovere di richiedere al proprio Comune d’origine la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente  e l’iscrizione nell’anagrafe dei residenti all’estero.

Anche se per un periodo inferiore ai 12 mesi non vi è obbligo di iscriversi all’AIRE, è  consigliabile farlo già quando si prevede che la permanenza estera possa superare i 6 mesi, al fine di acquisire lo status di residente fiscale estero.

  1. Dov’è il Centro degli interessi economici familiari e sociali?

Ho già avuto modo di chiarire che oltre al requisito formale (cancellazione anagrafe e iscrizione IARE) occorre un presupposto sostanziale, per spostare il proprio domicilio fiscale all’estero.

Sotto il punto di vista sostanziale, soprattutto quando ci si trasferisce in un paradiso fiscale (ma non solo!), occorre evitare di configurare in Italia il centro prevalente dei propri interessi economici, familiari e sociali.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 304/E del 2 dicembre 1997 stabilisce testualmente che “deve considerarsi fiscalmente residente in Italia un soggetto che, pur avendo trasferito la propria residenza all’estero e svolgendo la propria attività fuori dal territorio nazionale, mantenga, nel senso sopra illustrato, il “centro” dei propri interessi familiari e sociali in Italia”.

Le circolari AdE n. 304/E del 2 dicembre 1997 e n. 140/E del 24 giugno 1999, definiscono il “centro degli interessi economici, familiari e sociali” come il luogo in cui il soggetto espatriato detiene prevalenti legami di tipo affettivo, familiare e/o rapporti sociali.

Se tali legami sono concentrati prevalentemente in Italia, allora per il fisco sei un soggetto fiscalmente residente nel territorio nazionale.

  1. Controlli ex post sul trasferimento di residenza

Per contrastare le pratiche di fittizio trasferimento, la legge impone obblighi di collaborazione tra Comune e Agenzia delle Entrate.

In particolare, entro 6 mesi dalla presentazione dell’istanza di iscrizione all’AIRE, il Comune d’origine effettua controlli presso l’ultima residenza italiana del soggetto, confermando all’Agenzia delle Entrate, in caso di esito negativo delle ricerche, che il soggetto non risiede più presso l’ultimo domicilio italiano. Tuttavia, questi controlli possono estendersi fino a 3 anni dalla cessazione della residenza in Italia.

Ricordo che coloro che si trasferiscono in un Paese estero, presso cui portano la residenza, devono presentare apposita dichiarazione all’Ufficio anagrafe del proprio Comune.

In alternativa, possono dichiarare il trasferimento all’ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione entro 90 giorni.

Gli uffici consolari, entro 180 giorni, trasmettono copia della dichiarazione resa dal contribuente al Ministero dell’Interno italiano che poi provvede a informare l’ultimo comune di residenza in Italia. In seguito a tale comunicazione, l’ufficio Anagrafe dovrebbe attivare i dovuti controlli.

  1. Raccogliere documentazione probatoria

Se ci si trasferisce all’estero per ottenere un vantaggio fiscale (cosa del tutto lecita), occorre tener traccia di tutte le attività effettuate sul territorio estero, indicative di un’effettiva permanenza sul territorio.

Esempio:

Ricevute pagamento bancomat, scontrini fiscali per pranzi e cene presso ristoranti esteri; biglietti e titoli d’ingresso a cinema, teatri, eventi culturali e concerti; contratto di affitto registrato, ricevuta pagamento rette scolastiche per i figli minorenni ecc…

Conservando copia della suddetta documentazione, in caso di accertamento, potrò facilmente dimostrare che ho trasferito effettivamente e non in modo fittizio la mia residenza all’estero.

Per qualsiasi dubbio su come trasferire la residenza fiscale all’estero, puoi scrivere un commento, a cui, impegni permettendo, cercherò di dare una tempestiva risposta.

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Comments

  1. Marco says

    Ciao sn marco e tt chiaro ma domanda se sn singolo e ho solo genitori in Italia se vengo in Italia X sei mesi anche nn continuativi come dimostro di non avere interessi sociali e familiari in Italia? X conteggiate i sei mesi e più di permanenza all estero controllano tutti i miei biglietti aerei? Grz marco

    • says

      Buongiorno Marco,
      le circolari AdE fanno riferimento specifico alla famiglia che si crea col matrimonio (o a quella more uxorio). Sono in subordine, in presenza di altri elementi di collegamento, assume rilevanza il luogo in cui vivono i propri amici e parenti.

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