Esempio di Pianificazione Fiscale di un Gruppo, secondo l’OCSE


In questa lezione spiegherò, in passi molto semplici, come funziona la pianificazione fiscale di un gruppo d’imprese, prendendo in considerazione gli schemi di tax planning pubblicati dall’Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

La comprensione del seguente schema di pianificazione fiscale è di fondamentale importanza, in quanto è utile per interpretare le scelte di politica fiscale relative alla pianificazione tributaria, adottate da importantissimi gruppi d’imprese (Google, Starbucks, Apple e via elencando).

Lo schema a cui mi riferisco è contenuto nel Report OCSE sull’economia digitale, difatti può essere adottato da gruppi di imprese che trattano beni e servizi  immateriali.

economia digitale

 

È facilmente intuibile che non si tratta di uno schema troppo sofisticato: presuppone 4 entità giuridiche localizzate in paesi diversi che effettuano transazioni nell’ambito del gruppo.

Spiegazione dello schema di pianificazione fiscale relativo all’economia digitale

In questa immagine possiamo vedere una struttura di un gruppo di società.
Partendo da destra (Ultimate Residence Country), è possibile notare che la Capogruppo ha partecipazioni in due società controllate, rispettivamente, sub 1, che si trova in un paese ad alta pressione fiscale (1) e sub 2, che si trova in un paese a basso carico fiscale.

La prima subsidiary (sub 1)  ha una partecipazione in un altro soggetto che opera nel Paese Mercato (Market Country), caratterizzato anche da alta pressione fiscale.

Per ridurre al minimo il carico fiscale su tutto il gruppo, sono necessari i seguenti passaggi:

  • Nel paese di mercato il gruppo mira ad evitare la configurazione della presenza fiscale (residenza fiscale) (attraverso l’esterovestizione o l’occultamento della stabile organizzazione); In subordine, il Gruppo può mirare a ridurre al minimo le attività o per massimizzare il costo fiscale (cioè le deduzioni);
  • L’attività locale paga canoni (dividendi, royalties ed interessi) alla Subsidiary 1, possibilmente, senza applicare la ritenuta alla fonte (la verificabilità di quest’ultima condizione dipende dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate tra i due paesi);
  • Anche se Sub 1 si trova in un paese ad alta pressione fiscale, quest’ultima società potrebbe puntare a impostare la propria attività all’interno di una “regime preferenziale”, preferential regime (i.e. patent box) o individuare e sfruttare a proprio vantaggio una disarmonia nella legislazione fiscale tra i diversi paesi (i.e. Hybrid mismatch) o ad erodere la base imponibile attraverso la corresponsione di royaltyes alla consociata Sub 2, in virtù dello sfruttamento della licenza concessa da quest’ultima (i.e. licenza IP, vale a dire: licenza per lo sfruttamento della proprietà intellettuale);
  • Sub 2, che riceve redditi, sotto forma di canoni, da Sub 1, avrà lo scopo di ottimizzare l’attività, le funzioni e i rischi, in virtù della bassa aliquota fiscale;
  • Infine, i sub 1 e sub 2 pagano i dividendi alla capogruppo, che si trova in un paese in cui le regole CFC non sono applicabili; allo stesso tempo, al fine di ottenere il massimo dei risultati sotto il profilo della pianificazione fiscale del gruppo, la Capogruppo avrà lo scopo di ridurre al minimo le attività/rischi e massimizzare le deduzioni.

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