(Italiano) La Bancarotta Semplice e Fraudolenta: Norme, Esempi e Casi Pratici


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I reati di bancarotta semplice e fraudolenta costituiscono la categoria di illeciti finanziari più gravi che possono essere commessi da un imprenditore nell’esercizio di un’impresa.

Per comprendere la portata di questa affermazione basta raffrontare la pene dei maggiori delitti commerciali contemplati dalla normativa penale italiana: il falso in bilancio è ad esempio punito con una pena abbastanza blanda, da 1 ai 5 anni reclusione; la bancarotta fraudolenta è punita con una pena edittale massima pari a 10 anni di reclusione (periodo, tra l’altro, corrispondente alla prescrizione del reato di bancarotta fraudolenta).

L’effetto devastante, che gli illeciti di bancarotta hanno sui creditori, ha dimensioni notevoli.

I reati fallimentari, quali la bancarotta semplice e fraudolenta (documentale o patrimoniale), creano purtroppo un effetto domino, che riverbera le sue conseguenze nefaste anche sulle imprese sane che, nella prospettiva di recuperare i propri crediti nei confronti del fallito, hanno fatto investimenti notevoli, hanno reso forniture, contando su un maggiore volume di fatturato, che di fatto è poi venuto mancare.

Ragioni che inducono a perpetrare un delitto fallimentare

I motivi che inducono un imprenditore a porre in essere un illecito di bancarotta semplice, fraudolenta patrimoniale e/o preferenziale, sono alquanto disparati.

E’ lapalissiano che la maggior parte dei reati viene posto in essere al fine di procurarsi un profitto, e questo assunto vale anche con riferimento all’autore di un illecito di bancarotta semplice o fraudolenta. Tuttavia, è importante capire cosa si cela dietro la brama di profitto, per individuare quali siano i motivi più frequenti che spingono alcune categorie di imprenditori verso la scelta scellerata di porre in essere un reato fallimentare.

Esempio di bancarotta dovuta al “ricambio generazionale”

Soprattutto in Italia, in virtù della presenza storica di p.m.i. a conduzione familiare, è molto frequente che il decesso di un imprenditore possa creare problematiche connesse alla gestione dell’azienda ereditata dalla prole.

Non sempre i figli dell’imprenditore deceduto manifestano la volontà di continuare l’attività aziendale del padre, cioè di assumere il timone dell’azienda e di prendersi responsabilità e sacrifici connessi alla gestione della stessa.

In questi casi potrebbe verificarsi che i figli dell’imprenditore decidano di continuare l’attività aziendale per un po’, senza pagare i fornitori, per poi liquidare e distrarre illecitamente il patrimonio aziendale, mandando in bancarotta l’azienda, al fine di ottenere la massima remunerazione (ipotesi di bancarotta distrattiva).

Esempio di bancarotta semplice dovuta a “eccessiva prodigalità” dell’imprenditore

Alcune categorie di imprenditori possono manifestare nel corso della loro vita eccessive tendenze di spendere e sperperare denaro derivante dal conto corrente aziendale, incorrendo nel reato di “bancarotta semplice”.

La sopravvenuta e smoderata prodigalità di un imprenditore può essere dovuta ad una miriade di cause.

Tra le cause più ricorrenti vi è quella di essere incappato in amanti troppo esigenti, che inducono l’imprenditore a sostenere spese eccessive in cene, alberghi, viaggi, gioielli ecc..

In questi casi non è raro che il titolare dell’impresa finisca col prosciugare il conto aziendale e, senza provvedere al pagamento di stipendi, tasse e forniture, porti l’azienda al fallimento.

La bancarotta semplice si realizza, come vedremo più avanti, proprio nei casi in cui l’imprenditore fallito dilapida il patrimonio aziendale, sostenendo spese eccessive per fini personali o per la propria famiglia.

Sebbene questa fattispecie di bancarotta sia sanzionata in modo più mite rispetto al reato di bancarotta fraudolenta, la pena non è comunque trascurabile: da 6 mesi a 2 anni.

Bancarotta per distrazione e bancarotta documentale: esempi 

Alcuni eventi possono sconvolgere profondamente la vita delle persone, costringendole ad un cambiamento a volte repentino e radicale dello stile di vita.

Un divorzio, ad esempio, può portare con sé ricadute sull’equilibrio mentale di un imprenditore nonché pesanti conseguenze finanziarie.

In questo scenario, l’idea di racimolare un profitto e scappare altrove può rivelarsi apparentemente risolutoria nella mente dell’imprenditore, che pertanto pone in essere atti diretti a distrarre il patrimonio aziendale (c.d. bancarotta per distrazione o fattispecie di bancarotta distrattiva) con conseguenze catastrofiche sui creditori societari.

Altro fattore che incide sulla scelta di porre in essere un reato finanziario  è la prospettiva di un imprenditore di trasferirsi in un paese estero per godere gli ultimi anni di vita.

Anche in questo caso, per procurarsi un “profitto facile” l’imprenditore potrebbe compiere atti simulati (esempio: vendite fittizie a soggetti compiacenti) per distrarre il patrimonio aziendale o addirittura distruggere o falsificare la contabilità e i libri sociali per impedire la ricostruzione del volume degli affari e del patrimonio dell’impresa (ipotesi di bancarotta documentale).

Liberarsi dai debiti (anche fiscali) e partire con una nuova società sana

Non sempre la bancarotta viene posta in essere per scappare via  con il patrimonio dell’azienda. A volte gli illeciti di bancarotta semplice o fraudolenta vengono perpetrati, al contrario, per continuare l’attività economica sotto una nuova impresa, sana e libera da debiti.

Tale schema di bancarotta viene eseguito utilizzando spesso alcune tipologie contrattuali e/o operazioni straordinarie tipiche, come “l’affitto di ramo d’azienda”o la “scissione d’azienda”.

Così facendo la vecchia impresa viene abbandonata alla sua sorte, gravata di tutte le passività; la nuova invece acquisisce tutte le attività patrimoniali della vecchia impresa, continuando l’attività economica precedente.

Chi sono le vittime di bancarotta?

Le vittime dei reati fallimentari, ovvero le persone offese dal reato, si dividono in diverse categorie:

  • le banche, che avendo in essere un contratto di mutuo o di finanziamento con l’imprenditore, non riusciranno a recuperare i propri crediti. Con riferimento a tale condotta, è importante sottolineare che esiste anche un reato specifico definito “ricorso abusivo al credito”,  previsto dall’art. 218 della Legge Fallimentare (L. 267/1942). Esso sancisce: “Gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un’attività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito, anche al di fuori dei casi di cui agli articoli precedenti, dissimulando  il dissesto o lo stato d’insolvenza sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni”.
  • i fornitori, che avendo reso forniture all’azienda fallita, non riusciranno ad ottenere il soddisfacimento dei crediti commerciali.
  • i dipendenti, che non riusciranno a percepire l’ammontare delle retribuzioni, il versamento dei contributi previdenziali, e l’importo del t.f.r. (trattamento di fine rapporto).
  • lo Stato (Inps, Inail, Regione, Agenzia delle Entrate).

Le tipologie di bancarotta: semplice. Bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale, preferenziale

I reati di bancarotta si dividono in bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta.

Bancarotta Semplice

La fattispecie di bancarotta semplice è stata prevista per sanzionare tutte quelle condotte in cui l’imprenditore dilapida il patrimonio aziendale, sostenendo spese eccessive per fini personali o per la propria famiglia. Tra l’altro, viene espressamente prevista è punita dallo stesso articolo di legge anche la condotta dell’imprenditore che ha consumato notevole parte del suo patrimonio, avendolo investito in operazioni aleatorie (derivati, scommesse sportive, operazioni finanziarie altamente rischiose ecc.).

Art. 217.
Bancarotta semplice.

È punito con la reclusione da sei mesi a due anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che, fuori dai casi preveduti nell’articolo precedente:

1) ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica;

2) ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti;

3) ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;

4) ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa;

5) non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare.

La stessa pena si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall’inizio dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta.

Salve le altre pene accessorie di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna importa l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a due anni.

 

Bancarotta Fraudolenta

La bancarotta fraudolenta a sua volta si distingue in diverse fenomenologie che vengono definite in modo diverso: bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e preferenziale.

In estrema sintesi, potremmo asserire che:

  • la bancarotta patrimoniale si verifica quando l’imprenditore fa sparire (distrae, disperde, distrugge, occulta)  il patrimonio aziendale, al fine di creare un danno ai creditori.
  • la bancarotta documentale si ha quando l’imprenditore fa sparire le scritture contabili dell’azienda o li altera falsificandole, al fine di creare un danno ai creditori e/o di ricavarne un profitto illecito.
  • La bancarotta preferenziale si verifica quando prima o durante la procedura fallimentare, l’imprenditore esegue pagamenti a favore di un creditore, in danno degli altri, o simula l’esistenza di titoli di prelazione (privilegio, pegno, ipoteca).

 

Art. 216.
Bancarotta fraudolenta.

È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che:

1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;

2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

La stessa pena si applica all’imprenditore, dichiarato fallito, che, durante la procedura fallimentare, commette alcuno dei fatti preveduti dal n. 1 del comma precedente ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.

È punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione.

Salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

 

 

Chi sono i complici del fallito nei delitti di bancarotta?

Per compiere delitti di bancarotta il fallito utilizza dei prestanomi.

I prestanomi nei reti fallimentari potrebbero dividersi in due categorie:

  • Teste di legno

Sono essi soggetti che non dispongono di alcun cespite patrimoniale e che vengono pagati dal’imprenditore per essere iscritti come amministratori di una società, espletandone la carica solo formalmente. Non sono legati da vincoli di parentela con l’imprenditore

 

  • Prestanomi membri della propria famiglia (moglie e figli ad esempio).

Tali prestanomi vengono utilizzati per intestargli le partecipazioni societarie e/o la cariche amministrative di imprese sane, costituite ex novo dall’imprenditore con lo scopo di farvi transitare tutte le attività patrimoniali dell’impresa fallita.

 

 

Esempi di Bancarotta Fraudolenta

Esempi pratici di bancarotta fraudolenta sono:

  • Distruzione o occultamento delle scritture contabili

L’imprenditore o l’amministratore di società fa sparire le scritture contabili, in modo da impedire l’accertamento dell’esistenza contabile del patrimonio aziendale, e vende in nero i beni societari al fine di appropriarsi del ricavato della vendita.

 

  • Falsificazione o alterazione della contabilità

L’imprenditore o l’amministratore di società, fa risultare in bilancio dei debiti fittizi con società che non esistono ovvero società realmente esistenti, collegate allo stesso.

Il fine è quello di giustificare prelevamenti o uscite di denaro dal conto aziendale, che inevitabilmente finirà  nelle tasche dell’imprenditore o dell’amministratore.

 

  • Fatture false

La tecnica più ricorrente per danneggiare i creditori aziendali, senza falsificare le scritture contabili, è quello di far registrare false fatture, che si riferiscono a forniture o a servizi mai resi, emesse da una società compiacente.

 

  • Pegni o ipoteche simulate

In garanzia di false forniture effettuate da una società compiacente, viene stipulata ipoteca volontaria su un immobile appartenente alla società fallita.

 

  • Accordo di cessione d’azienda o di ramo d’azienda fittizio

Viene simulato la stipulazione di un accordo di cessione d’azienda o di ramo d’azienda con una nuova impresa collegata all’imprenditore fallito. Lo scopo di tale operazione è di far transitare tutte le attività aziendali nell’impresa cessionaria, costituita ex novo e libera da debiti, lasciando le passività in capo all’impresa cedente.

 

  • Distrazione di rimanenze e/o beni strumentali

Vengono distratte le rimanenze o i beni strumentali dal patrimonio della società fallita, facendoli riemergere, falsificandone la pezza d’appoggio, nell’ambito di una società parallela intestata alla moglie dell’imprenditore.

 

  • Uso improprio o illegittimo del conto corrente bancario

Effettuazione prelevamenti o bonifici effettuati in favore dell’imprenditore, i propri familiari o verso società ad esso collegate.

 

  • Simulazione di finanziamenti ad opera dei soci

Viene simulata la concessione di finanziamenti societari ad opera dei soci, cui la società fallita restituirà le rate del prestito.

Prescrizione nei delitti di bancarotta

Per determinare la prescrizione dei reati di bancarotta, occorre far riferimento all’art. 157 del codice penale.

La disciplina della norma di cui all’articolo 157 c.p. prevede che per individuare i termini di prescrizione si deve aver riguardo alla durata della pena edittale massima prevista per i singoli reati dalla legge.

In ogni caso, la prescrizione non può essere inferiore a sei anni per i delitti e a quattro anni per le contravvenzioni.

Pertanto, il reato di bancarotta semplice, che prevede una pena da 6 mesi a 2 anni, si prescrive nel termine di 6 anni (+ 1 anno e 6 mesi di interruzione della prescrizione).

Il reato di bancarotta fraudolenta, che prevede una pena edittale massima di 10 anni, si prescrive in 10 anni (+ 1 anno e 6 mesi di interruzione della prescrizione).

 

 

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