(Italiano) Ricorso in Commissione Tributaria vs. Avviso di Accertamento


Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Ecco quali sono le informazioni necessarie per presentare ricorso in commissione tributaria contro un avviso di accertamento.

Cosa fare quando s riceve un avviso di accertamento?

Quando si riceve un avviso di accertamento ai fini ires, irpef e/o iva, una cartella di pagamento o un atto relativo ad altre tipologie di tributi (esempio: accertamento tari, tarsu, bollo auto e/o accertamento catastale) è sempre opportuno verificare se sussistono i presupposti per presentare ricorso in commissione tributaria tramite un avvocato tributarista, anziché un dottore commercialista.

Avvocato tributarista o dottore commercialista?

L’assistenza di un avvocato tributarista, per presentare ricorso in commissione tributaria, si rende necessaria almeno per 2 motivi:

  1.  L’impugnazione di un avviso di accertamento o di una cartella di pagamento in Commissione Tributaria Provinciale e l’eventuale appello presso la Commissione Tributaria Regionale, hanno come conseguenza l‘instaurazione di un processo tributario. Il processo è strutturato secondo le norme del codice di procedura civile. Le norme tecniche del codice di procedura che regolano la proposizione del ricorso e il relativo processo presso le commissioni tributarie sono conosciute principalmente da un avvocato tributarista, ossia un avvocato esperto in diritto tributario.
  2. Inoltre, spesso gli atti tributari, quali avvisi di accertamento o cartelle di pagamento, presentano dei vizi, che, nella maggior parte dei casi, anziché essere di tipo sostanziale, sono di tipo formale. Esempio un difetto di notifica dell’avviso di accertamento o mancanza della firma del dirigente dell’ufficio.

In questo caso un avvocato tributarista, avendo approfondite conoscenze in diritto tributario, può valutare con professionalità l’eventuale buon esito del ricorso proposto in commissione tributaria contro un atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate.

È pacifico che sia necessario rivolgersi ad un buon dottore commercialista per avere delucidazioni o assistenza circa la disciplina dei singoli tributi (ires, irpef , irap, iva, tari, tarsu, bollo auto  ecc.).

Tuttavia, gli aspetti di diritto è meglio lasciarli alla valutazione di un avvocato!

Ciò che è di fondamentale importanza per determinare se è possibile presentare ricorso è il calcolo dei termini per esperire l’impugnazione.

Termini per Ricorrere in Commissione Tributaria

Quando si riceve un avviso di accertamento o un cartella di pagamento è necessario muoversi in fretta per la proposizione del ricorso in Commissione Tributaria.
I termini per ricorrere contro un atto tributario sono infatti di 60 giorni, che decorrono dalla data di notifica dell’atto impugnato.
Se i termini scadono, il contribuente perde la possibilità di esperire ricorso, con la conseguenza di dover sottostare alla pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, anche qualora la stessa sia ingiusta.
Infatti, anche se l’avviso di accertamento notificato fosse stato del tutto illegittimo – perché, ad esempio, emesso dall’Agenzia delle Entrate oltre la scadenza del termine per porre in essere l’accertamento – il contribuente sarò destinato ad accettarlo senza poterlo contestare.

Si deve infatti sapere che l’Agenzia delle Entrate può notificare l’accertamento entro un termine di decadenza.

Termini di decadenza per gli accertamenti

Il termine di decadenza prevede che gli accertamenti devono essere notificati, per le imposte sui redditi, Iva e Irap, che, per i periodi precedenti il 2016,  entro il 31 dicembre del:

  • quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, nel caso di irregolarità nella dichiarazione;
  • quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, nei casi di nullità o di omessa presentazione della dichiarazione.

Per quel che concerne invece i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 e per i periodi successivi, gli avvisi di accertamento devono essere notificati:

  • entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, nel caso di irregolarità nella dichiarazione;
  • entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla.

Nota bene: qui si parla di decadenza, non di prescrizione. È giusto precisarlo perché molti confondono erroneamente la decadenza con la prescrizione.

Non ignorate gli Avvisi di accertamento: ecco perchè

Il corretto atteggiamento mentale da assumere quando si riceve un avviso di accertamento, che può essere impugnato, non è quello di pensare:

“Ho ricevuto un avviso di accertamento in busta verde. Lo ignoro e strappo la busta, magari un domani, se l’Agenzia delle Entrate o l’Ente della Riscossione si ricorderanno ancora di me, vedrò cosa fare”.

L’atteggiamento responsabile deve essere: “Ho ricevuto un avviso di accertamento, devo fare in fretta, altrimenti perderò il diritto di far valere le mie ragioni. Mi rivolgo ad un avvocato tributarista per valutare il mio caso e, se lo ritiene opportuno, presento ricorso”.

Tra l’altro non va dimenticato che l’avviso di accertamento non può essere ignorato, trattandosi di atto esecutivo.

L’esecutività consiste nel fatto che l’atto impositivo costituisce un titolo necessario e sufficiente per iniziare l’esecuzione forzata sui beni del contribuente da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Fino a qualche hanno fa (2011) l’Amministrazione Finanziaria aveva maggiori difficoltà  a riscuotere un credito tributario, in quanto gli avvisi di accertamento non erano esecutivi. Di conseguenza, l’Agenzia delle Entrate doveva passare le carte all’Ente della Riscossione (Equitalia), che, per poter riscuotere coattivamente il tributo, doveva formare il c.d. ruolo (iscrizione a ruolo). Da quando gli atti impositivi hanno acquisito l’efficacia di titolo esecutivo, lo stesso costituisce titolo per iniziare l’esecuzione forzata, decorsi inutilmente 60 giorni dalla notifica dell’atto.

Modalità di proposizione del ricorso in Commissione tributaria

Per quanto riguarda le modalità di proposizione del ricorso in Commissione tributaria, la legge sancisce che:

  • Il ricorso deve essere proposto, a pena di inammissibilità,  entro 60 giorni dalla notifica dell’atto impugnato mediante notificazione, spedizione o consegna all’ente impositore o all’agente della riscossione o ai soggetti iscritti all’albo di cui all’art. 53 del D.Lgs. n° 446/97 (art. 21 del D.Lgs. n° 546/92);
  • nel caso di rifiuto (espresso o tacito) alla restituzione del tributo e relativi accessori, il ricorso può essere proposto dopo 90 giorni dalla domanda di restituzione presentata entro i termini previsti da ciascuna legge e fino a quando il diritto non è prescritto.

Quali sono i costi del ricorso in Commissione tributaria?

La ragione principale per cui alcuni contribuenti preferiscono rinunciare all’impugnazione di un avviso di accertamento, anche qualora l’atto sia illegittimo, è il timore di dover pagare più del dovuto, vedendosi lievitare i costi della pretesa tributaria iniziale, spese di giustizia, spese legali ecc.

Non è affatto così!

I costi principali sono il contributo unificato e la gli onorari dell’avvocato; si deve però considerare che, il giudice, in caso di vittoria del ricorso, può condannare la parte soccombente al pagamento delle spese legali.

A differenza di quanto accade nei processi civili, laddove è onere della parte che intenta una causa, accertarsi preventivamente della solvibilità del convenuto.

In un processo tributario, se la guardiamo dalla parte del contribuente, la controparte è sempre solvibile, in quanto la stessa è l’amministrazione finanziaria.

Pertanto, in caso di vittoria del ricorso, il contribuente non ha il rischio di non poter recuperare le spese legali.

È proprio necessario un “difensore tecnico” per proporre ricorso?

È sempre necessario rivolgersi ad un avvocato tributarista o ad un altra categoria di “difensore tecnico” per presentare ricorso alla commissione tributaria provinciale o appello alla commissione tributaria regionale?

La risposta è: no!

È infatti possibile esperire ricorso in Commissione tributaria, senza l’assistenza tecnica di un difensore, nelle cause tributarie il cui valore non sia superiore ad Euro 2.500.

Fac simile per Ricorso in commissione tributaria

Per presentare ricorso, può essere utile scaricare il seguente modello fac simile.
Il fac simile di ricorso contiene un’elencazione generica dei motivi d’impugnazione. Pertanto, necessita di essere opportunamente integrato con i motivi specifici di invalidità dell’atto.

Il presente Modello può essere utilizzato anche per presentare ricorso personalmente, senza l’assistenza tecnica di un difensore.

Tuttavia, resta fermo che è sempre bene rivolgersi ad un avvocato tributarista per identificare i vizi formali e sostanziali di un avviso di accertamento.

Infine, se si intenzionati a percorrere la strada dell’impugnazione, ultima info – non meno importante – è sapere che per proporre ricorso in relazione ad una causa il cui valore sia non superiore ad Euro 20.000,00, è necessario preventivamente avviare la procedura del reclamo – mediazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

 

About Ce.S.F.I.

Siamo il Ce.S.F.I. (Centro studi sulla fiscalità internazionale), con sede in Milano (MI), via Felice Casati n. 20. Per richieste, quesiti e/o collaborazioni, ti invitiamo a lasciarci un messaggio nell'apposita pagina "Contatti".

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *