Società Offshore Vs. Normativa Fiscale Italiana


Società offshore: vantaggi o svantaggi?

I vantaggi legali e fiscali di una società offshore, costituite nei paradisi fiscali, possono essere azzerati dalle norme CFC.

L’obiettivo di questo articolo è spiegare agli imprenditori che aprire nel 2017 una società off shore in un Paradiso fiscale o territorio a fiscalità privilegata non ha alcun vantaggio, in virtù delle restrizioni imposte dalle norme fiscali italiane, così come la CFC rule.

La costituzione e la gestione occulta di un ente off shore nel 2017 comporta rischi evidenti:

– le norme sul riciclaggio di denaro impongono controlli serrati da parte delle Banche sui titolari delle attività (identificazione del titolare effettivo);

– la presenza di eventuali whistleblowers nelle Banche (vedi Falciani e lista Flaciani), ossia di impiegati interni agli istituti di credito che rivelano alle autorità fiscali i nominativi dei titolari di attività offshore;

– il crescente interesse dei media verso i paradisi fiscali e i centri finanziari off shore, che ha trovato la maggior espressione nelle inchieste giornalistiche Malta Papers e Panama Papers.

Cos’è un’impresa offshore?

Non esiste una definizione giuridica di società off shore.

Una società offshore è un’impresa localizzata in un Paese diverso da quello in cui esercita l’attività economica principale (off shore: “in alto mare”), per ragioni di tipo fiscale.

Alcuni Stati offrono alle imprese off shore una tassazione più favorevole, per attrarre investimenti esteri nel paese (esempi: Svizzera, Tunisia, Libano); altri perché la loro economica si basa essenzialmente sui servizi finanziari alle imprese offshore (esempi: Bahamas, Belize, Panama, Malta).

I vantaggi fiscali riconosciuti alle entità off shore

I vantaggi fiscali riconosciuti alle imprese offshore, a seconda delle giurisdizioni prescelte, sono:

  • tassazione nulla (o molto leggera);
  • anonimato e riservatezza agli imprenditori, che, in virtù del segreto bancario, possono aprire attività nei centri off shore per occultarvi ricchezza;

La maggior parte delle società controllate offshore sono localizzate in paradisi fiscali, paesi nei quali la tassazione media è inferiore di almeno il 50% rispetto a quella del Paese di origine.

Per capire quanto sia diffusa la costituzione di veicoli societari offshore nei regimi fiscali privilegiati, basta sfogliare i c.d. Panama Papers, 11 milioni di documenti riservati, scoperti dopo una lunga inchiesta giornalistica, riguardanti le attività di business offshore create da due avvocati panamensi in  una ventina di paradisi fiscali di tutto il mondo.

Molto più recente è l’inchiesta denominata “Malta Papers”, condotta da l’Espresso, che ha rivelato l’elenco completo di azionisti e amministratori (soprattutto italiani) di società con base a Malta per fini di pianificazione fiscale.

Esempio società off-shore a Malta

Le imprese localizzate off-shore a Malta, ad esempio, hanno fortissime agevolazioni fiscali con riferimento alle imposte sui redditi.

L’aliquota ordinaria dell’imposta sulle società maltesi è al 35%. Tuttavia, al socio estero dell’impresa è riconosciuto un rimborso fino ai 2/3 dell’imposta pagata. Tale meccanismo di imposizione riduce la tassazione effettiva al 5%. Inoltre, Malta non applica alcuna ritenuta fiscale agli utili rimpatriati dal socio non residente (anche italiano).

Il Monitoraggio fiscale delle società off shore

Aprire un’impresa off shore non è illegale: non costituisce reato e illecito amministrativo localizzare una veicolo offshore in un paradiso fiscale, purché sia dichiarato alle autorità fiscali del proprio paese.

In Italia esiste uno specifico obbligo di monitoraggio delle attività economiche estere, da assolvere mediante la compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Qualora la detenzione di società offshore estere, localizzate in regimi fiscali privilegiati, non sia dichiarata all’Agenzia delle Entrate, il Fisco è legittimato a presumere che il patrimonio societario sia frutto di evasione fiscale, formato con redditi sottratti a tassazione in Italia, con applicazioni di sanzioni e interessi.

Non è esclusa la configurazione del reato di dichiarazione infedele.

Se invece l’obbligo di monitoraggio è osservato dall’imprenditore, non ha senso tenere una società off shore, in quanto i vantaggi fiscali riconosciuti dal paese estero, sono azzerati dalla normativa fiscale italiana.

Poiché costituire un’impresa in una giurisdizione off shore causa una perdita di gettito fiscale per i Paesi c.d. virtuosi in cui opera il business, il Fisco di tali paesi applica contromisure di carattere fiscale.

Infatti, le amministrazioni fiscali dei Paesi virtuosi hanno elaborato liste di paradisi fiscali (c.d. balck list), con lo scopo di applicare alle società costituite nei paesi ivi compresi, sanzioni e disconoscerne i vantaggi fiscali conseguiti all’estero.

La CFC è una norma che va in questa direzione.

(Informazioni su CFC rule nei paesi europei: https://en.wikipedia.org/wiki/Controlled_foreign_corporation)

La CFC rule e le società off shore

La costituzione di una società off shore in un paradiso fiscale, a prescindere dal fatto che abbia o meno un director che operi dall’Italia o meno, è soggetta, ove il socio risulti essere residente in Italia, all’applicazione della normativa “Controlled Foreign Companies” o CFC rule.

In sostanza, la normativa fiscale sulle CFC, prevista dall’articolo 167 del Tuir, stabilisce un regime di tassazione per “trasparenza”, in capo al socio residente in Italia, dei redditi realizzati dalle sue controllate estere domiciliate in Stati con regime fiscale privilegiato, indipendentemente dalla effettiva percezione degli stessi.

In ambito europeo Malta e Svizzera sono state espunte dalle Black list.

Se cerchi informazioni su società maltesi, leggi quest’articolo:

Società a Malta: perché è meglio evitarla?
Nell’ipotesi in cui i soggetti controllati siano localizzati in Stati o territori diversi da quelli black list o in Stati appartenenti all’Unione Europea e aderenti allo Spazio economico europeo, trova applicazione la CFC rule qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

  1. i soggetti controllati sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella a cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia;
  2. i soggetti controllati hanno conseguito proventi derivanti per più del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica, nonché dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari (reddito “passivo”). (Si tratta soprattutto di holding).

Società off shore e dividendi

La circostanza che il socio di un’impresa offshore sia residente in italia, riverbera i suoi effetti non solo sull’applicazione della CFC rule, bensì anche sulla tassazione dei dividendi percepiti dall’estero.

La tassazione dei dividendi derivanti da partecipazione in una società offshore estera sottoposta ad un regime fiscale privilegiato (società estera comunque assoggettata a un’imposizione inferiore del 50 per cento rispetto a quella italiana in virtù di “regimi speciali”) è del tutto similare a quello previsto per i dividendi da partecipazione qualificata. La differenza sostanziale risiede nella circostanza che essi partecipano per intero alla base imponibile del socio ai fini dell’irpef (non solo per il 49,72% come avviene per dividendi da partecipazione qualificata in regime di white list).

CONCLUSIONI

Ecco le nostre conclusioni sull’utilizzo delle società off shore:

La soluzione praticata da imprenditori, tesi ad evadere il fisco ed occultare ricchezza attraverso società offshore, potrebbe essere quella di non dichiarare alle autorità fiscali l’esistenza di una società controllata all’estero, in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale.

Tuttavia, l’imprenditore deve avere contezza dei fattori di rischio che la costituzione di un’impresa off shore comporta, che è opportuno riepilogare:

  • la normativa antiriciclaggio;
  • i whistleblowers;
  • le inchieste giornalistiche.

Tali fattori aumentano le probabilità di essere scoperti dal Fisco, con la conseguente imputazione per reati fiscali (dichiarazione infedele) e irrogazione di sanzioni amministrative tributarie.Testing english

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